Teoria e pratica della diagnosi in psicosintesi (parte I)

Nosografia Esistenziale

Possiamo, in linea generale, operare la seguente distinzione relativamente ai disturbi psichici:

Disturbi evolutivi

Possono essere indicati nella parte destra dello schema: accompagnano la fatica del processo di crescita e maturazione.

  • I sintomi non hanno un significato veramente patologico: possono essere definiti simil-patologici e sono legati alla fisiologia del processo evolutivo.
  • Il soggetto sta evolvendo verso un’immagine di sé più matura rispetto alla precedente, verso una identità più piena e più corrispondente a quella che potrebbe essere chiamata l’età interiore (o età dell’anima).
  • I sintomi sono dovuti all’attrito tra le forze evolutive e le energie involutive, che si oppongono al processo maturativo in corso.
  • Essi in realtà non hanno un significato veramente oppositivo: costituiscono una giusta resistenza che scandisce il ritmo evolutivo, regolandolo ed evitando di renderlo troppo lento o troppo accelerato.
  • Tali sintomi fanno parte della maturazione stessa, per cui non vanno combattuti, ma integrati nello stesso processo evolutivo.

Disturbi involutivi

Dovrebbero essere inseriti nella parte sinistra dello schema: accompagnano la sofferenza del processo regressivo e di involuzione. I sintomi hanno in questo caso un significato veramente patologico.

  • Il soggetto, per paura di affrontare il passo maturativo da compiere, regredisce verso un’immagine di sé più povera rispetto alla precedente.
  • Di fronte all’ansia del conflitto tra tendenze regressive e progressive, il soggetto rimuove il polo maturativo e cerca di lenire l’ansia, indietreggiando e cercando di organizzarsi in un punto regressivo rispetto al livello evolutivo potenzialmente raggiungibile (e probabilmente interiormente già raggiunto).
  • La malattia si configura allora come una forma di organizzazione patologica della sofferenza: una strutturazione statica priva di dinamismo al suo interno, un progetto patologico che permette di mantenere un certo grado di coesione interna (sintesi ristretta e parziale), un meccanismo di difesa dal rischio di una destrutturazione e disorganizzazione psichica (rischio che il soggetto pare intravedere nei momenti di sfasamento-assestamento del suo procedere evolutivo).

Disturbi misti

Possono essere iscritti contemporaneamente sia a destra che a sinistra dello schema, ed accompagnano in parte la fatica del procedere evolutivo, ed in parte la sofferenza dell’indietreggiare regressivo.

  • Questa sintomatologia mista è spiegabile con la fondamentale molteplicità dell’animo umano (teorizzata dalla psicosintesi), per cui può accadere (ed anzi è l’evenienza più frequente) che una parte della personalità (o subpersonalità) sta procedendo in senso evolutivo, mentre un’altra subpersonalità sta regredendo, per cui i sintomi che accompagnano questi due processi paralleli (pur simili) hanno però direzione e significati diversi.
  • È a questo riguardo molto importante la formazione dello psicoterapeuta, che deve essere consapevole dell’esistenza di queste due modalità (evolutiva ed involutiva) del procedere umano, al fine di poter discriminare quanto di evolutivo e quanto di involutivo è presente e rilevabile in una determinata sintomatologia psichica.
  • Ciò è importante soprattutto ai fini della terapia, che è completamente diversa in relazione al significato involutivo o evolutivo della sintomatologia, risultando più utile a seconda dei casi che essa venga combattuta o al contrario favorita.

Diagnosi differenziale

Concludiamo, cercando di mettere in evidenza gli elementi utili per una diagnosi differenziale tra disturbi evolutivi e involutivi: vogliamo qui ricordare che un’interpretazione diagnostica non è mai neutra, ma ha un aspetto dinamico, in quanto tende di per sé a dare significato e direzione alla sofferenza.

I disturbi evolutivi possono essere considerati in generale come un momento espressivo di un processo evolutivo in corso, lo accompagnano e regolano le modalità del suo stesso procedere, al fine di una giusta assimilazione del cambiamento da parte del soggetto.

I disturbi involutivi possono essere invece considerati come una difesa patologica, statica, regressiva e destrutturante da un conflitto evolutivo, un tirarsi indietro di fronte ad un passo maturativo da compiere. Tale indietreggiamento avviene in generale con cinque modalità, mediante cioè:

restringimento della coscienza

– il soggetto non sa perché soffre e non vuole saperlo, per cui cerca di restringere il campo di coscienza;

abbassamento del voltaggio della volontà

– il soggetto riduce il contatto vitale con la realtà e perde di dinamismo: diventa inerte, passivo, ipoattivo e tende alla staticità;

soffocamento dei sentimenti altruistici

– il soggetto cerca di coartare gli impulsi altruistici e in generale tende a comprimere la sua affettività, da cui egoismo-egocentrismo, affettività captativa, attaccamento, manipolazione;

riduzione del senso di responsabilità

– il soggetto tende ad evitare assunzioni di responsabilità sia verso di sé che verso gli altri;

diminuzione della capacità di porsi in relazione

– il soggetto si desocializza, tende ad isolarsi dagli altri, ed a chiudersi nei propri spazi psichici (autismo).

Possiamo in generale indicare i seguenti elementi di valutazione differenziale (Alberti, 1997, 110-112):

ASSE Io-SÉ

  • Nei disturbi evolutivi c’è mantenimento del collegamento dell’Io col Sé; l’asse Io-Sé è stabile ed integro; è presente una calda sensazione di vicinanza o di avvicinamento al proprio Sé.
  • Viceversa nei disturbi involutivi c’è scollegamento se non addirittura rottura del filo di collegamento tra l’Io e il Sé; l’asse Io-Se è alterato; è presente un sensazione dolorosa di lontananza o di allontanamento dal proprio Sé.

COSCIENZA

  • Nei disturbi evolutivi c’è coscienza evolutiva: il paziente sa di evolvere; ed in qualche modo egli intravede il passo maturativo da compiere. Si valuta lo stato di coscienza del paziente. Da un punto di vista pratico si può chiedergli direttamente la sua autovalutazione diagnostica: se ritiene cioè che i suoi sintomi, i suoi conflitti, o la sua situazione critica siano segno di una malattia invalidante e regressiva oppure di un processo evolutivo in corso.
  • Nei disturbi involutivi al contrario manca la coscienza di evolvere. Il soggetto è immerso nell’incoscienza e nell’ignoranza.

VOLONTÀ

  • Nei disturbi evolutivi c’è una certa forza di volontà: il paziente vuole guarire e vuole guarire maturando e crescendo dentro lo stesso processo di guarigione. Egli insomma vuole evolvere, passando da una identità più infantile ad una più adulta. Il paziente non è passivo, ma attivo e dinamico e disposto a faticare ed anche a soffrire per guarire.
  • Nei disturbi involutivi invece prevale la passività, l’inerzia, l’inattività, l’abulia (la spinta all’attività non è presente).

AMORE

  • Nei disturbi evolutivi sono presenti impulsi altruistici: desiderio, bisogno, voglia, spinta ad amare. Il conflitto è tra le tendenze ego-centriche e gli impulsi altruistici.
  • Nei disturbi involutivi invece il soggetto è intrappolato nei conflitti interni al suo egocentrismo (conflitti tra desideri e istinti tra di loro, ecc.). Il soggetto non si sente in relazione.

DINAMISMO

  • Nei disturbi evolutivi viene avvertita, sia da parte del paziente che del terapeuta, una sensazione di vita e dinamismo, un’impressione di movimento e fluidità, e quindi di possibilità di trasformazione. Tutto è relativo e tutto può essere messo in discussione. C’è disponibilità al cambiamento. Non c’è rigidità.
  • Nei disturbi involutivi c’è al contrario una sensazione di stallo e staticità: tutto è fermo e statico, tutto è rigido. Non c’è vita, ma al contrario un senso di morte. Il paziente è come staccato, separato dagli altri e dalla vita (fuori della vita).

IDENTITÀ

  • Nei disturbi evolutivi c’è ricerca consapevole di un ‘identità più autentica e piena: il soggetto vuole sapere chi è, da dove viene e dove va ed attuare un’identità più matura.
  • Nei disturbi involutivi invece il paziente non sa più niente di se stesso ed ha la sensazione di perdersi sempre di più; non ricerca una identità di sé più piena, ma si preoccupa solo di evitare il totale dissolvimento e annientamento di sé.

SENTIMENTI

  • La fatica-sofferenza che l’essere umano attraversa nel corso di un processo evolutivo coesiste con sentimenti positivi, come ad esempio il piacere di evolvere, crescere e maturare.
  • Invece nei disturbi involutivi è presente un senso di disintegrazione e autoannientamento, per cui la sofferenza è accompagnata da uno stato di angoscia e disperazione.

VISIONE DELLA VITA

  • Nei disturbi evolutivi è presente una visione positiva della vita, sia della vita in generale che della propria esistenza individuale. Tale visione positiva è accompagnata da sentimenti corrispondenti (speranza, interesse, fiducia e amore per la vita ecc.) e da una sensazione di un movimento evolutivo di tutta la vita verso una meta finale di bene.
  • Al contrario nei disturbi involutivi c’è una visione negativa della vita ed una scala capovolta dei valori. La vita pare avere per il soggetto un aspetto sinistro e malefico, come se fosse guidata da controvalori negativi. C’è un senso di futilità della propria vita individuale (percepita come insignificante, assurda o negativa). Manca la percezione di uno scopo finale buono.

RELAZIONE

  • Nei disturbi evolutivi è presente un sentimento di relazione e inter-dipendenza con ogni forma di vita, con gli altri e col tutto. Non ci si sente soli, ma partecipi di un’atmosfera di condivisione e cooperazione.
  • Nei disturbi involutivi invece è presente un’angosciosa sensazione di solitudine e di isolamento.

UMILTÀ

  • Nei disturbi evolutivi è presente un fondamentale sentimento di umiltà. Possiamo definire l’umiltà come il sentimento umano per eccellenza: è il sentimento di riconoscimento, accettazione e partecipazione della condizione umana. Il soggetto ha il senso delle giuste proporzioni: è consapevole sia del proprio valore spirituale, ma anche dei propri limiti umani e terreni, e li accetta entrambi. Non si esalta per la percezione del proprio valore, né si sente ferito e umiliato dai propri limiti. Non si ribella, non si oppone, né si separa, ma mantiene sempre, anche nelle difficoltà (sofferenza, malattia ecc.) un atteggiamento positivo di amore e di fede nella vita.
  • Viceversa nei disturbi involutivi il soggetto è dominato da un senso di scissione e divisione interna, e s’identifica a seconda dei momenti con subpersonalità (o aspetti di sé) ribelli, oppositive ed arroganti, oppure con subpersonalità povere, miserevoli e insignificanti. A tratti si esalta e si autoglorifica (fino all’estremo del delirio di grandezza), a tratti si autonullifica e si umilia (fino all’estremo del delirio depressivo).

DURATA

  • I disturbi evolutivi sono in genere transitori. Essi accompagnano il processo di maturazione e cessano col compimento del passo evolutivo. La cura consiste essenzialmente nell’incoraggiare il processo in corso e quindi nel continuare a procedere.
  • I disturbi involutivi al contrario tendono a cronicizzare ed a rendersi stabili e permanenti.

PROGNOSI E PIANO TERAPEUTICO

La parola prognosi deriva dal termine greco prognosis, che significa previsione e quindi implica un giudizio sulla evoluzione futura del disturbo. La prognosi deve essere valutata il prima possibile, parallelamente alla diagnosi e come questa dovrà tenere conto della visione psicosintetica dell’uomo, ovvero della sua sofferenza, ma anche delle sue potenzialità. Essa è di fatto in relazione sia con la diagnosi che con il piano terapeutico che sarà possibile attuare.

Il piano terapeutico dovrà essere formulato tenendo conto sia di ciò che è utile, sia di ciò che realisticamente il paziente può e vuole fare: ad esempio, potrebbe essere molto utile richiedere al paziente una visita psichiatrica, ma, se egli non si fida sufficientemente del terapeuta ed è troppo spaventato, questa richiesta può precludere il proseguimento del rapporto terapeutico.

Il piano terapeutico deve tener conto delle reali necessità del paziente e delle vie più idonee per ottenere un miglioramento e pertanto il clinico psicosintetista valuterà l’intervento all’interno delle diverse forme di psicoterapia (individuale, di coppia, familiare, di gruppo, breve, di sostegno, del profondo, a carattere verbale, a mediazione corporea ecc.); sia gli interventi complementari (visita medica, terapia farmacologia, meditazione, yoga, rilassamento, tecniche di massaggio, attività sportive, attività creative ecc.)

La formulazione del piano terapeutico deve essere chiarificata al paziente su un piano di realtà e fiducia, in modo da ottenere da lui la massima collaborazione.

Nel caso che il consulente invii il paziente ad altri clinici, è auspicabile che, previo consenso del paziente, comunichi al collega i risultati della valutazione effettuata concordando l’invio e i primi momenti dell’intervento, in modo che il paziente non percepisca la penosa sensazione di ricominciare da capo il suo percorso con una figura estranea. Quando un terapeuta ha una richiesta di psicoterapia, è necessario che, oltre alla valutazione diagnostica, faccia una autovalutazione:

“Perché si pongano le basi di una buona relazione terapeutica sono utili non solo le competenze professionali, ma anche un’affinità umana (età, sesso, esperienza, caratteristiche culturali, tipologia ecc.) e, non ultima, la disponibilità a seguire quella persona: intraprendere una nuova psicoterapia non significa avere un’ora di lavoro in più, ma avere una nuova persona a cui dare un aiuto che dovrà essere costante nel tempo.

Il terapeuta che si sente fare una richiesta di psicoterapia deve pertanto fare non solo una valutazione del paziente, ma anche la propria: è utile intraprendere una psicoterapia quando il terapeuta ha fiducia nelle sue competenze e nella sua disponibilità, nelle potenzialità del paziente, e sente quindi una ragionata speranza che questo lavoro possa essere opportuno” (Favero 2003, p. 33).

Pertanto la prognosi e il piano terapeutico dovranno tenere conto di vari fattori, tra cui ricordiamo:

  • significato evolutivo o involutivo della sintomatologia;
  • tipo e gravità della patologia;
  • precedenti psicopatologici analoghi (efficacia o meno di precedenti terapie);
  • potenzialità evolutive del paziente;
  • coscienza di malattia;
  • motivazione del paziente alla terapia;
  • volontà di guarire;
  • autovalutazione del terapeuta (competenza, disponibilità, compatibilità tipologica, controtransfert);
  • relazione terapeutica di fiducia;
  • cooperazione cosciente e volontaria.

VALUTAZIONE DIAGNOSTICA.

ESEMPLIFICAZIONE CLINICA

A conclusione di questo lavoro, presentiamo a titolo esemplificativo la valutazione diagnostica della signora S. I dati relativi sono stati raccolti nell’arco di due colloqui di un’ora e mezza ciascuno. I mezzi d’indagine usati sono stati: il colloquio clinico, la lettura delle modalità comportamentali, l’analisi delle reazioni del terapeuta, l’inventario delle subpersonalità.

ANAMNESI E BREVE STORIA DEL PAZIENTE

Invio: la signora S. fa richiesta di consulenza ad un libero professionista psicologo-psicoterapeuta, consigliata da un’amica che in passato ha fatto psicoterapia con lui.

S. ha 35 anni, è nata ed e residente in provincia di P., coniugata con un figlio, chiede aiuto psicologico per una sintomatologia depressiva insorta in concomitanza ad una crisi coniugale: il marito da circa due mesi le ha confessato una relazione importante con un’altra doma.

S. in passato non ha mai avuto seri problemi di salute, né fisici, né psichici. Ha avuto una difficile vita familiare nella famiglia d’origine: è la quarta figlia, non voluta, di una coppia piuttosto immatura, molto carente nella gestione dei figli, ipercritica nei loro confronti, in special modo verso le figlie.

S. ha fatto studi regolari fino alla maturità, ha coltivato diversi interessi in campo artistico e sociale ed ha avuto diverse occupazioni lavorative che ha lasciato in seguito al matrimonio, acconsentendo alle pressioni del marito. Questa mancata autonomia lavorativa è un’ulteriore aggravante alla attuale situazione, anche perché le risorse economiche del marito sono appena sufficienti.

Il rapporto con il marito viene descritto come importante (un matrimonio d’amore, un uomo molto interessante) anche se difficoltoso, sia a causa di suoi atteggiamenti ipercritici nei confronti di S. che della tendenza a ricorrere all’alcol nei non infrequenti momenti di stress.

ESAME PSICOPATOLOGICO

S. appare molto depressa, trascurata nel suo aspetto fisico e nell’abbigliamento, racconta dei frequenti litigi col marito che talvolta sfociano in atti violenti, di avere crisi di disperazione e fantasie di suicidio, ha disturbi del sonno (sonno breve e con risvegli frequenti) ed ha perso peso. Si sente inadeguata, colpevole dell’allontanamento del marito ed è preoccupata e angosciata per le conseguenze che tutto questo può determinare nei confronti del figlio di 6 anni.

Sia dal racconto che dagli aspetti transferali che S. manifesta nei confronti del terapeuta (svalutazione di sé e timore del giudizio, idealizzazione, negazione dell’aggressività, aspettativa di totale presa in carico), emergono i meccanismi difensivi e le forme di pensiero proprie della persona che tende a rinunciare alla propria realizzazione per dedicarsi all’altro dominante descritto da Arieti (Gabbard, 2000, p. 219).

La narrazione delle vicende di S. è ben orientata e chiara, l’atteggiamento nei confronti del terapeuta è adeguato nei tempi e nei modi, la richiesta d’aiuto è diretta e ben motivata, si evidenziano le modalità di relazione specifica nella ricerca attiva di un’alleanza per cercare una via d’uscita che tenga conto dei diversi elementi in gioco (il rapporto matrimoniale, il figlio, la situazione economica, la necessità di crescita e autonomia personale).

L’osservazione clinica rileva coerenza tra i sintomi descritti, la mimica, le modalità comportamentali, le emozioni e le vicende raccontate. Tutto il vissuto è connotato da sentimenti di angoscia e depressivi.

Il terapeuta nell’autosservazione delle proprie reazioni, all’inizio ha potuto cogliere prevalentemente un coinvolgimento doloroso, preoccupazione, ansia e allerta soprattutto per le fantasie suicide di S. e per la presenza di un minore in questa situazione altamente conflittuale e minacciosa. Tali risonanze erano dovute sia ad una spinta empatica che a meccanismi di identificazione con i membri della famiglia. Con il procedere dell’indagine diagnostica le risonanze si sono meglio articolate e si sono potute percepire chiare sensazioni di fiducia nelle risorse di S. e nella sua volontà di guarigione, oltre ad un’affinità con alcuni aspetti della sua personalità che facilitavano la comprensione nel rapporto e che facevano percepire positive prospettive nell’avvio di un lavoro terapeutico.

Autodiagnosi: S. è ben consapevole della gravità della situazione e del suo stato di salute; oltre ai sensi di colpa depressivi sente le sue reali responsabilità e la necessità di attivarsi, dice di rendersi conto a seguito di questa grave delusione, di aver perso se stessa già da molto tempo prima; si sente però inadeguata mentalmente ed emotivamente, priva di forza ed energia, fallita negli scopi della sua esistenza; la speranza di risolvere la sua condizione è preva-lentemente basata sulla fiducia nel terapeuta trasmessale dall’amica che l’ha inviata.

Diagnosi secondo il DSM IV: per una descrizione della sintomatologia in base al DSM IV possiamo annotare sull’asse I: Disturbo Depressivo Maggiore, Episodio Singolo; sull’Asse II: Nessuno; sull’ Asse III: Nessuno; sull’Asse IV: Grave crisi coniugale e seri problemi economici; sull’Asse V: VGF = 52 (attuale).

ESAME GLOBALE DELLA PERSONALITÀ

L’organizzazione della personalità della signora appare adeguata, buono l’esame di realtà, il grado di autoconsapevolezza e la capacità di disidentificarsi (anche se temporaneamente) dalle identificazioni dominanti. La comunicazione tra i diversi livelli di coscienza (inferiore, medio, superiore) è buona e fluida nei diversi livelli (mappa dell’ovoide).

Le funzioni psichiche sono normali ma lo sviluppo di alcune di loro (immaginazione pensiero volontà) è inferiore alle reali potenzialità, prevalgono quelle di sensazione, emozione-sentimento, immaginazione ma quasi completamente dominate dalla sofferenza del momento attuale, le funzioni impulso-desiderio appaiono coartate e circoscritte al bisogno di uscire dalla situazione dolorosa, mentre le capacità intuitive non sono verificabili ad un primo esame (mappa della stella).

Nella tipologia prevalgono aspetti del tipo Amore e Creativo-artistico: il primo aspetto appare insufficientemente evoluto, mentre il secondo appare inibito (mappa tipologica).

La personalità presenta diverse subpersonalità; quella dominante al momento depressa, manifesta aspetti superegoici ipercritici, sentimenti di autosvalutazione, meccanismi difensivi di identificazione con l’aggressore, diniego, razionalizzazione, rimozione. Maggiormente consapevoli e relativamente libere dalle difese appaiono le subpersonalità della figlia non voluta, quella di madre affettuosa e preoccupata, quella di donna adulta che vuole cercare (con l’aiuto della terapia) una via d’uscita. Dai cenni sulla sua storia personale emergono nitidamente una subpersonalità creativa e una con forti valori sociali e politici che attualmente sono completamente inibite (mappa delle subpersonalità).

La maturità psichica di S. non è perfettamente correlata a quella biologica, (tenendo anche conto della plasticità dei livelli di coscienza, delle ottime potenzialità di funzioni come immaginazione pensiero sensazione); l’autorealizzazione ha risentito di una tendenza alla dipendenza da figure dominanti tipicamente infantile che non si è esaurita nel tempo, e che ha inibito lo sviluppo completo delle reali qualità di S. (mappa dei cicli vitali).

La relazione tra la personalità e il Sé nel momento attuale appare largamente inconscia, sia a causa dell’attuale condizione depressiva che da precedenti scelte involutive, ma suscettibile di essere risvegliata perché l’io è sufficientemente integro capace di disidentificarsi, anche se limitatamente, dai contenuti dominanti, capace di mantenere una tensione affettiva genuina nei confronti del figlio e, anche se debole, capace di attivare la volontà, quindi è possibile prevedere nuovi positivi sviluppi (mappa dell’asse Io-Sé).

VALUTAZIONE ESISTENZIALE

Nell’osservazione della personalità e della situazione di S. si delinea una vicenda complessa che si articola su due livelli, da un lato la grave crisi attuale che tocca praticamente tutte le aree vitali, dall’altro la sofferenza dell’identità profonda strutturatasi nel tempo a causa della difficoltà di S. ad occuparsi dei suoi bisogni perché tesa a cercare il riconoscimento di sé nell’altro.

L’assetto conflittuale della personalità è complesso per la presenza di conflitti ambientali (problemi economici, mancanza di appoggi esterni, convivenza distruttiva forzata), conflitti relazionali (tra coniugi, con la famiglia d’origine di S. che rifiuta ogni possibile sostegno ed è anzi aggressiva nei confronti della figlia), conflitti intrapsichici (tra i sentimenti della moglie innamorata e tradita, tra il desiderio di proteggere il figlio e il vissuto di incapacità e colpa, tra l’attaccamento ad essere accudita e l’evidenza della necessità di diventare responsabile di se stessa).

La sintomatologia è prevalentemente involutiva (legata a identificazioni patologiche infantili), ma compare anche un dolore evolutivo legato ad una presa di consapevolezza di aver limitato fino ad oggi la propria crescita personale, di aver tradito parte dei propri valori e qualità (rispetto di sé, autonomia, impegno sociale, talenti creativi).

La valutazione della personalità ha presentato diversi aspetti positivi e potenzialità da far emergere e quindi, in questa prospettiva è ipotizzabile che la complessità della sofferenza di S. diventi anche un punto di forza nel compiere i passi necessari per superare la crisi attuale e riprendere il cammino verso la propria identità.

PROGNOSI E PIANO TERAPEUTICO

A seguito delle osservazioni svolte, si ritiene che S. possa utilizzare l’aiuto psicoterapeutico sia per una più veloce risoluzione della sintomatologia depressiva che per avviare a soluzione la sua crisi esistenziale. Si è inoltre deciso di non ricorrere ad un consulto psichiatrico (per eventuale terapia farmacologica) almeno per il momento, viste le risorse di S. e l’importanza che riveste per lei una relazione d’aiuto. Vista la richiesta di S. di poter fare psicoterapia con lo psicoterapeuta che ha fatto la valutazione diagnostica, questi ha esaminato la sua compatibilità (autovalutazione) ed ha accettato la richiesta concordando una terapia a frequenza settimanale con riserva di aumentare il numero delle sedute qualora si rendesse necessario. Gli scopi del lavoro con S. sono ipotizzabili in:

  • contenimento del disagio depressivo con metodi di sostegno;
  • comprensione analitica delle difese depressive;
  • esplorazione e sviluppo delle potenzialità di S. sia per la risoluzione della crisi attuale che per risvegliare ed amplificare l’autoconsapevolezza della propria identità profonda.

APPENDICE 1

ANAMNESI

Riprendendo quanto detto nella parte dedicata alla ricostruzione storico-biografica, elenchiamo una serie di punti utili all’indagine anamnestica.

1. PRESENTE

a. Informazioni generali

  • Sesso:
  • Età (data nascita):
  • Città di nascita:
  • Nazionalità:
  • Comune di residenza (domicilio):
  • Titoli di studio:
  • Professione:
  • Religione:
  • Condizioni socio-economiche (povertà, immigrazione ecc.):
  • Stato generale di salute:
  • Stato civile:
  • Nucleo familiare attuale:
  • Altro:

b. Modalità di invio

  • Richiesta del paziente:
  • Richiesta dei familiari:
  • Richiesta del medico curante:
  • Richiesta da parte di un medico psichiatra:
  • Richiesta da parte di un tra altro psicoterapeuta:
  • Richiesta da parte di una struttura pubblica:
  • Richiesta da parte dell’autorità pubblica (Sindaco, Forze dell’ordine, ecc.):
  • Altro:

c. Motivo e volontarietà della richiesta

  • Problema, per cui è richiesto l’intervento:
  • Livello di coscienza del problema da parte del paziente:
  • Grado di volontarietà del paziente:
  • Disponibilità alla cooperazione:
  • Eventuali discordanze tra le richieste (paziente, familiari, medici ecc.):
  • Altro:

2. PASSATO

e. Anamnesi familiare

  • Madre:
  • Padre:
  • Fratelli e sorelle:
  • Posizione rispetto ai fratelli (primogenito, ultimogenito, posizione inter- media, figlio unico) e divario di età:
  • Altre figure significative nel nucleo familiare di origine:
  • Presenza di psicopatologia nei familiari:Altro:

f. Ricostruzione della storia personale

  • Nascita: da parto eutocico o distocico:
  • Infanzia: accertare se i primi stadi di sviluppo psicomotorio si sono svolti regolarmente (parlare, camminare ecc.), per escludere cerebropatie infantili; descrivere le modalità di gioco e i primi atti di socializzazione con gli altri compagni:
  • Fanciullezza (scolarità): rapporti con i compagni, malesseri e fobie relative all’andare a scuola, che cessano con le vacanze:
  • Adolescenza: valutare eventuali improvvisi episodi di disturbi di comportamento e disadattamento scolare transitorio in soggetti prima tranquilli. Eventuali deficit improvvisi di rendimento scolastico:
  • Giovinezza: ideali, sogni e slanci giovanili, esperienze comunitarie, esperienze sentimentali, studi universitari, prime esperienze lavorative, primi distacchi dalla famiglia di origine:
  • Età adulta: vita sentimentale e matrimoniale, figli, nuovo nucleo familiare, responsabilità, stabilità professionale, ambizioni. Eventuali problemi fami- liari (col coniuge, con i figli) e10 professionali. Eventuali relazioni extraco- niugali. Eventuali problemi economici. Eventuali problemi di salute: – Crisi dell’età media: – Vecchiaia:
  • Altro:

g. Ricostruzione della storia patologica

Precedenti psichiatrici:

  • Eventuali episodi simili a quello in corso:
  • Valutazione dell’efficacia di terapie precedenti (segno prognostico favorevole):
  • Eventuale riscontro nel passato di episodi sub-euforici o euforici in una situazione attuale di tipo depressivo (depone per una diagnosi di disturbo bipolare):

Altre patologie di tipo organico:

  • Presenza di patologie nella famiglia di origine:
  • Presenza di patologie nel nucleo familiare attuale:

h. Eventi significativi: traumatici o potenzialmente patogeni (infanzia e adolescenza)

  • Clima familiare ansiogeno e conflittuale con forte emotività espressa (ansia, aggressività, depressione): nuclei familiari instabili e conflittuali con separazioni, ecc. (broken homes): disturbi dipersonalità:
  • Psicopatologia di uno o entrambi i genitori:
  • Carenze e/o distorsioni educative da parte dei genitori:
  • Eventi di separazione o perdita: morte di un genitore, separazione pro-lungata dal nucleo familiare (vissuto di abbandono): depressione, distur- bi bipolari:
  • Eventi di maltrattamento e/o abuso da parte dei familiari: schizofrenia:
  • Eventi di vittimizzazione-derisione-aggressione da parte dei coetanei e compagni di scuola:
  • Malattie rroniche e invalidanti:
  • Incidenti: – Altri eventi traumatici

3. FUTURO

a. Progetti futuri

  • Realistici:
  • Idealizzati:
  • Coartati:
  • Incongrui, assurdi, bizzarri, fuori della realtà:
  • Auto o etero-aggressivi:

b. Orientamento verso valori e significati

  • visione della vita in generale Positiva: Negativa: Indijferente:
  • significato della propria vita Positivo: Negativo: Nessuno:
  • scala individuale di valori Disposizione in ordine gerarchico di priorità dei valori perseguiti:

c. Impegni presi per il futuro

  • Lavorativi:
  • Affettivi:
  • Altro:

APPENDICE 2

TIPI UMANI

Indichiamo qui di seguito le qualità e i limiti dei sette tipi umani, secondo la descrizione di Assagioli:

1. tipo volontà

a. qualità: coraggio, prontezza, decisione, fiducia in se stesso, capacità di sacrificio, senso di giustizia, mente sintetica con chiara visione;

b. limiti: durezza, spietatezza, crudeltà, orgoglio, insensibilità ai problemi altrui, ipercriticismo, isolamento;

2. tipo amore

a. qualità: intuizione, empatia, saggezza, gentilezza, compassione, mente sintetica e inclusiva;

b. limiti: attaccamento, ossessività, paura, incapacità a stare soli, indolenza autocompatimento;

3. tipo attivo-pratico

a. qualità: capacità di inventare e adattare le cose e di diffondere la conoscenza, amore per l’intelligenza, grande capacità manuale, mente limpida capace di lavorare ininterrottamente e di vedere i molti aspetti dei problemi;

b. limiti: visione materialistica, attaccamento al denaro, attivismo sfrenato, opportunismo, ipocrisia, manipolazione degli altri;

4. tipo creativo-artistico

a. qualità: amore per la bellezza, affettività priva di attaccamento, intuizione, creatività, umorismo, mente attiva e sensibile;

b. 1imiti:eccessiva alternanza tra moralismo-mancanza di senso morale, attività-pigrizia, mancanza di equilibrio, egocentrismo;

5. tipo scientifico

a. qualita: amore della conoscenza, puntualità, rigore, sincerità, obiettività, mente analitica e concentrata capace di andare al di là delle apparenze;

b. 1imiti:difficile contatto col mondo emotivo, scarsa comprensione psicologica, orgoglio mentale, pedanteria, rigidità;

6. tipo devozionale-idealistico

a. qualità: sincerità, lealtà, sacrificio di sé fino al martirio, coraggio, costanza, dolcezza, mente che segue l’emozione e il sentimento;

b. limiti: intolleranza, distruttività, gelosia, collera, ipercriticismo persecuto-rio, fanatismo;

7. tipo organizzativo

a. qualità: capacità di progettare, disciplinare, costruire retti rapporti umani, mettere insieme attitudini diverse, disciplina, pazienza, perseveranza;

b. limiti: formalismo, meticolosità, ridità affettiva, eccessiva identificazione nelle regole piuttosto che nello scopo.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

ALBERTI A. (1 973), Intervista a Roberto Assagioli, in “Rivista di Psicosintesi Tera-peutica”, nuova serie, anno IL (200 l), n. 3, Firenze, SIPT.

ALBERTI A. (1 994), Il Sé Ritrovato, Firenze, Pagnini.

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NOTE

1 A riprova di ciò, basterebbe provare a leggere le vecchie cartelle, per lo più ridotte a poche annotazioni e spesso incomprensibili, dei malati psichiatrici internati prima della legge 180 del 1978, per rendersi conto della loro condizione di cancellamento storico-esistenziale-biografico

2 È sempre importante ricordare che all’interno del rapporto terapeutico, qualora il terapeuta abbia la necessità di raccogliere ulteriori informazioni da paziente e/o strutture, è bene che cerchi di ottenere il consenso del paziente anche nei casi più difficili.

3 Naturalmente quando possibile, e se ne esistono le indicazioni.

4 Tratto da incisione su nastro di John Firman (cit. in Firman, Gila, 1997).

5 Più che modificato, lo schema di Firman e Gila è stato integrato, aggiungendo anche l’età senile; ciò nella considerazione che l’età c.d. evolutiva non si ferma all’età adulta, ma dura tutta la vita (Assagioli)

6 Ciò significa, per esempio, che il “vecchio” non perde le età precedenti, ma comprende in sé l’adulto, l’adolescente, il bambino, il neonato.