LE DONNE E IL LORO CORPO

LA SOCIETÀ PATRIARCALE

A scuola abbiamo sempre studiato una storia che, se osservata da una prospettiva ampia, era la storia del patriarcato: i protagonisti erano essenzialmente uomini, gli eventi sono sempre stati segnati da lotte per il potere e la dominazione, nonchè la conquista. In società dove c’erano vincitori e vinti. Ma in realtà questi fatti sono una piccola parte della nostra storia che potremmo definire recente: solo 5000 anni fa.

Studiosi come Merlin Stone, Marija Gimbutas, Riane Esler,[1] hanno analizzato l’evoluzione della nostra civiltà nel corso dei millenni ed hanno preso in considerazione un arco di tempo molto più vasto, antecedente all’ avvento dell’ebraismo, del cristianesimo e dell’età greca classica. Essere donna aveva un significato ben diverso da quanto accaduto poi con l’evoluzione della società patriarcale.[2]

All’origine delle religioni, l’essere femminile era rispettato e venerato in tutte le sue manifestazioni. Il simbolo del femminile era il cerchio, una forma senza né inizio né fine ma che contiene. Tutto ciò che era rotondo e possedeva delle curve era considerato bello. Le donne nella pittura e nella scultura erano rappresentate con un corpo sinuoso, tornito. Qualsiasi cosa che funzionava in veste di un ciclo era rispettato: le fasi lunari, delle maree, del ciclo naturale vita- morte. Le donne con il loro naturale ciclo mestruale erano riverite, e il loro intuito e la loro comprensione dei fenomeni della terra alla stessa stregua rispettate.

Nel corso dei millenni tutto ciò si è perso. Le donne che insegnavano la via del cerchio mese al rogo, le dee finite all’ombra di un Dio maschile, forte e potente. La linea divenne più importante del cerchio e anche le società si strutturano in maniera verticistica, con una gestione logico-razionale, considerata superiore alla circolare, intuitiva ed emotiva gestione del femminino.

La società patriarcale ha il suo sopravvento e per risorgere da un simile cambiamento che ha dominato millenni, le donne in Occidente hanno intessuto una lunga lotta per i propri diritti, arrivando ad un punto di svolta in Italia, con l’abolizione del delitto d’onore, il diritto di famiglia, il diritto a divorziare e ad interrompere una gravidanza non voluta. Leggi che ridavano dignità alla donna a cominciare dalle sue relazioni nelle mura domestiche e le riconoscevano il diritto all’autodeterminazione.

STORIA DI EMANCIPAZIONE: VISSUTO DEL CORPO

In realtà le donne, ancora oggi, sono discriminate nel lavoro, sottopagate, considerate meno inclini alle materie scientifiche, considerate ancora una proprietà dell’uomo che si arroga il diritto di porre fine alla loro vita se manifestano la volontà di lasciarlo. Inoltre, a ben guardare l’immaginario che ancora viene proiettato dai massa media è quello di una donna che per affermare se stessa e ottenere il riconoscimento dovuto, ha cambiato se stessa a cominciare dal corpo: più rigida, ossuta e muscolosa. Sottopone spesso il corpo a modificazioni per potenziare le parti che piacciono agli uomini, diventando un simbolo di erotismo continuo, plastifica il volto con interventi che rendono le espressioni delle donne tutte uguali: barbie umane senza più una propria identità. Dalla televisione[3]spariscono i volti delle donne adulte, delle donne mature. Quando appaiono è per suggerire creme per rimanere giovani e belle, esprimendo NON VOLTI.

A questo immaginario se ne contrappone un altro di donna intellettuale, dura, senza emozioni che per fare carriera, lavora, veste e parla come un uomo, considerando questa la sua evoluzione.

Le donne che non riescono ad aderire a questo immaginario, finiscono per coltivare una sensazione profonda di insuccesso e le mortificazioni cominciano proprio dal loro corpo. Si sottopongono a diete estenuanti, nella ricerca di quella magrezza considerata la nuova bellezza o che le fa sentire meno a disagio. Chi non ci riesce, mangia in modo non salubre e riempie il corpo di cibo si difendendosi da un mondo esterno sostanzialmente aggressivo verso le donne, da un femminile interno, che le sfiducia perché, a sua volta, sfiduciato. Il corpo obeso le fa sentire più al sicuro.

Appare chiaro che ancora c’è un padre collettivo che soffoca la donna, non permettendole la propria crescita creativa secondo il proprio intimo modo di essere, che svaluta il femminile, proponendo modelli che identificano la donna con ruoli e qualità che non sono un risultato diretto dell’esperienza singola di ogni donna. Sono il risultato di una visione astratta erede di secoli di dominio patriarcale[4].

TRASFOMARE: ACCETTARSI E POSSEDERE IL NOSTRO IMMAGINARIO

Il lavoro di evoluzione della donna necessita ancora di molta strada, lavorando sui contenuti interni che la bloccano, boicottano e rendono dipendente nelle relazioni amorose e non, nel cibo, nell’abuso di sostanze. Il lavoro sul modello ideale di sé[5], nonché sulle sub- personalità inespresse po’ ridare voce a parti importanti e curare ferite profonde. E’ importante comprendere che non è possibile cambiare il nostro fato con azioni di volontà, ma “la via della salute sta nella comprensione che porta all’autoaccettazione, all’autoespressione e alla padronanza di sé”[6].

Un contributo importante nel percorso sull’autostima al femminile è dato dal lavoro sugli archetipi e le Dee dentro di noi[7] che in quattro step  aiuta a:

1- Osservare la nostra vita e i ruoli

2-Capirne le trappole: quando i nostri automatismi ricreano le situazioni originarie

3-Comprendere la madre modello

4- Accedere alla madre interiore che alberga dentro di noi.

La maggior parte delle donne che hanno subito abusi o violenze in famiglia hanno anche problemi con l’alimentazione. È mancato un nutrimento sano e manca la capacità di sapersi nutrire adeguatamente, il corpo può diventare il campo in cui si esprime il conflitto di vergogna, rabbia e dolore.

Là dove ci sono state violenze e abusi il lavoro psicoterapeutico sul trauma, necessita, però, di un tempo e di un intervento diverso, che è individuale, difficile da poter definire a priori, e rappresenta per ognuna il percorso di vita. Le tecniche della mindfulness[8] sono molto di aiuto nell’affrontare tematiche traumatiche, in primis per la loro influenza sul nostro cervello emotivo e poi perché aiutano a contattare un nuovo modo di sentire  il proprio corpo, acquisendo fiducia rispetto alle proprie sensazioni e sviluppando nuovi modi di relazionarsi con se stesse e con il mondo. Come diceva Assagioli per realizzare la pace si comincia dall’allargare il nostro orizzonte interno e ristabilire le vere proporzioni[9].

[1] Merlin Stone è autrice del libro “Quando Dio era Donna”; Marija Gimbutas, antropologa e archeologa ha scoperto la presenza di una civiltà europea che dominò l’Europa per tutto il paleolitico ed il neolitico, e l’Europa mediterranea fino a gran parte dell’età del bronzo. Una cultura che fu  pacifica per molti millenni e che era caratterizzata da una  struttura sociale egualitaria e matrilineare, legata ai cicli vitali della terra. Il  simbolismo religioso era  strettamente connesso al femminile; ad essa è successivamente succeduta una cultura diversa, patriarcale; Riane Eisler è sociologa e saggista autrice del libro “ Il potere della partnership”.

[2] Il corpo delle donne, Anita Johnson, ed. Castelvecchi.

[3]  Il corpo delle Donne, Lorella Zanardo, ed. Feltrinelli.

[4]  La Donna Ferita, Linda Leonard, ed. Astrolabio.

[5] Principi e Metodi della Psicosintesi Terapeutica, Roberto Assagioli, ed. Astrolabio.

[6] Paura di Vivere, Alexander Lowen, ed. Astrolabio.

[7] Donne che corrono coi lupi, Clarissa Pinkola Estes, ed. Pickwik.

[8] Finding Life beyond Trauma, Victoria Follett, Jackelin Pistorello ed New Harbinger Publication.

[9] “La pace”, R. Assagioli, scritti archivio Istituto di Psicosintesi, Firenze.

 

Dott. G. Silvia Chiavacci

Psicologa, psicoterapeuta con formazione in psicosomatica olistica

gayapsy@gmail.com

2019-02-01T11:56:09+02:00 1 Febbraio 2019|