Per un approccio alla diagnosi… “in sintesi”!

 

I clinici sanno bene che le persone che vogliono intraprendere un percorso psicoterapeutico in genere stanno vivendo un disagio o un momento difficile, e fanno richiesta al professionista mosse da necessità e motivazioni profondamente diverse. Ma le persone hanno anche di frequente atteggiamenti in comune, ad esempio immaginano questo tipo di percorso come “oscuro” e soprattutto spesso temono ciò che il clinico rivelerà loro “esaminandole”: ovvero, la diagnosi. In queste poche righe vorrei descrivere come la diagnosi psicologica possa essere comunemente temuta, fraintesa o, diversamente, ricercata a ogni costo nei momenti critici dell’esistenza. Inoltre desidero presentare l’approccio alla diagnosi che viene utilizzato nella psicoterapia psicosintetica con l’intento di renderlo chiaro e farne comprendere la completezza.

Chi ha paura della diagnosi?

Ricevere una diagnosi di pertinenza psicologica costituisce spesso una criticità per chi si rivolge allo psicoterapeuta per la prima volta. In certe circostanze questa parola suscita attrazione, quasi fosse un’opportunità per poter assumere una nuova forma identitaria o, al contrario, la parola “diagnosi” attiva il timore di venir etichettati, categorizzati o addirittura giudicati; altre volte, il fatto di poter ricevere una diagnosi, e quindi di chiarire in se stessi la “forma” della propria sofferenza, attiva una sana curiosità generalmente sostenuta da uno spirito di conoscenza e da una spinta evolutiva che arricchisce l’esistenza. In ognuna di queste sfaccettature, anche se può sembrare strano, la regolazione del sentimento della paura influenza il modo in cui le persone si preparano al momento in cui il terapeuta comunicherà loro la propria idea diagnostica. La paura genera i molti dubbi e attiva fantasie negative rispetto all’inizio di un percorso psicologico; sempre la paura paradossalmente espone al rischio che l’etichetta diagnostica assurga a “nuova identità”: una nuova “maschera” sotto la quale esistere. Comunque, se la paura è il sentimento prevalente all’inizio di un percorso psicoterapeutico, va tenuto presente che essa ha certamente la funzione di “proteggere” rispetto ad un “pericolo percepito”, ma di solito lo fa dosando in senso restrittivo la quota di fiducia che invece necessita per affidarsi al clinico nella relazione terapeutica, talora creando discrete limitazioni alla possibilità di ottenere i risultati positivi sperati.

Cosa c’è oltre la paura?

La paura è un’emozione legata a strutture cerebrali molto antiche evolute per fare fronte a situazioni di pericolo nelle quali era fondamentale la reazione di “attacco-fuga-immobilizzazione”. La paura quindi innesca una reazione d’allarme specificamente collegata all’imprevedibilità e all’ignoto. È scritto nell’evoluzione della specie: “quel che non conosciamo ci rende ansiosi”; ciò nel corso del tempo ha orientato l’essere umano a un crescente bisogno di ricercare sicurezze di ogni tipo per ottenere l’illusione di controllare ciò che lo circonda. Questo meccanismo però è disfunzionale poiché rinforza i sentimenti di ansia e paura. Dunque, per interrompere il circuito occorre anzitutto divenire consapevoli che la paura è collegata all’ignoto e, in seconda istanza, comprenderne il senso imparando ad “ascoltare la propria paura”. Conoscere alcuni studi al riguardo può essere utile. Il neuroscienziato statunitense Gregory Berns (2005) afferma che “solo il nuovo ci fa veramente felici”, cioè solo andando oltre ciò che già conosciamo possiamo trovare un genuino e vitale appagamento. Questo è alla base dei meccanismi psicofisiologici che sottendono al senso di soddisfazione. I neuroscienziati hanno reso noto da tempo che alla presenza di “qualcosa di nuovo” il livello del neurotrasmettitore dopamina aumenta inducendo un senso di piacere che, tuttavia, è per lo più transitorio. Berns spiega che il piacere guida le nostre azioni e può trasformarsi in gioia spontanea e soddisfazione durevole solo quando si compie una scelta consapevole e un’azione che ne ottimizzi gli effetti. Perciò se è possibile agire consapevolmente con l’intenzione di approfondire la conoscenza di se stessi, la parola “diagnosi” corrisponderà solo alla meravigliosa scoperta del proprio “nuovo” mondo. Ma come si legano i concetti di conoscenza e diagnosi?

Dia-gnosis è “conoscere attraverso”.

Una diagnosi serve al clinico per “disegnare” una mappa di un territorio sconosciuto che il paziente e lo psicoterapeuta vanno scoprendo insieme per mezzo della relazione terapeutica; la mappa è orientativa, ma non sostituisce il territorio. La psicoterapia può essere raffigurata anche come un percorso, un’esplorazione di se stessi, al cui termine ritorniamo “a casa” arricchiti di esperienze e diversi da quelli che eravamo prima; ci vuole spirito d’avventura, quindi. Ogni persona ha una propria narrativa e una vicenda personale con un senso; il clinico deve mantenere uno sguardo ampio e comprensivo lungo il corso delle sedute di terapia per collegarle e capirne la “direzione”: la storia della persona, la situazione di vita in cui ella si trova e quello che, nel complesso, questi elementi e la persona stessa evocano nel terapeuta, sono fattori indispensabili alla diagnosi.

La diagnosi in Psicosintesi.

Roberto Assagioli ha affermato che “la prima fase di una cura psicoterapica completa è un ampio esame della personalità” e ha fatto ripetutamente richiamo alla necessità di una psicologia differenziale e quindi a un approccio diagnostico differenziale (o idiografico). A questo proposito egli scrive che anche se «i sintomi, osservati isolatamente, possono essere identici … un’accurata analisi della loro genesi, un attento esame della personalità del soggetto nel suo insieme, e soprattutto il riconoscimento del suo problema esistenziale, rivelano la differenza di natura e di livello dei suoi conflitti e dei disturbi che ne derivano» (Assagioli,1965). In Psicosintesi, infatti, si accoglie la realtà della molteplictà dell’animo umano come punto di partenza per la presa di atto di una molteplicità che ricerca l’unità. Nel modello psicosintetico la diagnosi è un processo molto complesso e, oltre all’esame clinico obiettivo, alla ricostruzione biografica e all’anamnesi che possiamo ritrovare in altri approcci, comprende l’esame globale della personalità, che si serve di specifiche mappe, e la valutazione esistenziale che fa riferimento al concetto centrale del Sé. Questo è fondamentale nella diagnosi psicosintetica e fa un’enorme differenza per impostare la terapia. In Psicosintesi il terapeuta comprende la sofferenza attraverso l’osservazione della direzione evolutiva o involutiva che essa assume rispetto alla totalità dell’esistenza della persona; ogni direzione corrisponde a un movimento di avvicinamento o di allontanamento del soggetto nei confronti della sua identità più vera e più profonda. Entrambi questi movimenti tendono a risolvere l’ansia della sofferenza esistenziale ricercando una situazione di armonia e sintesi, ma mentre nel movimento evolutivo, o avvicinamento al Sé, l’ansia è vissuta come un anelito a procedere verso una maturazione e una sintesi più ampia, nel movimento involutivo, o allontanamento dal Sé, l’ansia è vissuta come una condizione di angoscia da lenire indietreggiando verso una regressione e una sintesi più ristretta. Riguardo all’atteggiamento del clinico nella relazione terapeutica, attualmente, viene dato risalto all’osservazione delle reazioni di varia natura che si generano nella specificità della relazione con quella specifica persona, in altre parole all’analisi del controtransfert. In particolare, nell’approccio psicosintetico, ai fini della comprensione diagnostica, si dà importanza a specifici atteggiamenti quali l’empatia e la risonanza (Alberti, Favero 2005).

Conclusioni

Lo scopo dell’articolo era quello di chiarire come il sentimento della paura sottenda ai più comuni atteggiamenti difensivi, soprattutto all’inizio di un percorso terapeutico, con il proposito ulteriore di accennare agli aspetti funzionali della regolazione affettiva della paura e al suo risvolto positivo in termini di sana curiosità e spirito di ricerca. A questo punto possiamo riformulare l’esperienza dell’approccio alla diagnosi come “desiderio di conoscere e di conoscersi”, il che comprende il superamento del limite imposto dalle insicurezze personali e il coraggio di andare verso un’autorealizzazione. In sintesi, più siamo disposti a conoscerci e a lasciarci conoscere più possibilità abbiamo di entrare in relazione con noi stessi e con gli altri in maniera autentica e creativa, di orientarci verso uno scopo e, finalmente, di andare oltre la paura.

Verusca Giuntini, Psicologa-Psicoterapeuta

verusca.giuntini@gmail.com

Bibliografia

Alberti A., L’uomo che soffre, l’uomo che cura, Pagnini Edizioni, Firenze 1997.

Alberti A., Favero N., Processo diagnostico in Psicosintesi. Aspetti teorico-pratici, in «Rivista di Psicosintesi Terapeutica», anno VI, Nuova Serie, n. 11, Marzo 2005, Edizioni S.I.P.T., Firenze 2005.

Assagioli R. (1965), Principi e Metodi della Psicosintesi Terapeutica, Casa Editrice Astrolabio, Roma 1973.

Assagioli R. (1973), The Act of Will. The Viking Press. New York. Tad. Italiana: L’Atto di Volontà. Casa Editrice Astrolabio, Roma 1977.

Berns G. (2005), “Satisfaction: The Science of finding true Fulfillment”, Casa Editrice Henry Holt and Co.

Finotti A. M., Quale diagnosi in Psicosintesi? Riflessioni, in «Rivista di Psicosintesi Terapeutica», Anno 1, n.1, Edizioni S.I.P.T. Firenze 1997.

Virani A. (2010), Emozioni e Sentimenti. Istruzioni per un uso intelligente, (titolo originale dell’opera Gefühle eine Gebrauchsanweisung) prima edizione italiana Hermes Edizioni, Roma 2010.

Sitografia

Migone P. (2010), La diagnosi come mappa del viaggio della psicoterapia, «Il ruolo terapeutico», 2010, 114: 53-66, www.psychomedia.it/pm/modther/probsiter/ruoloter/rt114-10htm, [data di consultazione 04/03/2019]

Seminari SIPT

Ferrucci P., Il Setting, il Piano e il Processo Terapeutico, 16-17/05/2015, Seminario primo biennio della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Psicosintetica, S.I.P.T., Firenze, 2015.

 

 

 

 

 

 

2019-05-06T15:38:09+02:00 6 Maggio 2019|