Affrontare la fibromialgia: la visione psicosintetica

La fibromialgia, una patologia misteriosa

La fibromialgia è una patologia caratterizzata da dolore cronico a carico di muscoli, tendini, legamenti e tessuti periarticolari, con frequente presenza di disturbi del sonno e della concentrazione, affaticabilità, disturbi d’ansia e depressivi.

È associata sia a fattori biologici che psicologici e, in generale, si è visto che per il suo trattamento la via d’elezione è un approccio terapeutico integrato, che coinvolga diverse figure professionali (psichiatra, psicologo, reumatologo, ecc.).

I pazienti affetti da tale patologia riferiscono di avere “male dappertutto”, oltre a soffrire di stanchezza generale e disturbi del sonno profondo, con inevitabili ripercussioni sulle attività quotidiane e sul lavoro.

Da un punto di vista epidemiologico oggi sappiamo che la fibromialgia è maggiormente diffusa tra le donne (che rappresentano circa il 90% dei malati) e che può comparire a qualsiasi età, ma il picco si colloca tra i 40 e i 60 anni. Ad essere colpite sono generalmente donne casalinghe o con attività lavorative ripetitive e poco gratificanti, e situazioni familiari conflittuali. Si stima che in Italia ne soffrano quasi quattro milioni di persone.

Il vissuto psicologico che è stato spesso osservato in connessione con questa malattia è legato ad un senso di svalutazione nei confronti degli sforzi compiuti per essere compresi, reso ancora più penoso dalla convinzione che è per propria colpa se gli altri non capiscono. La persona che ne soffre può pensare “Non riuscirò mai ad esprimere ciò che vorrei”, oppure “Non ce la farò mai a farmi capire”.

Inoltre, viene spesso riferito un sentimento connesso al non sentirsi degni di essere amati e un essere particolarmente rigidi nei confronti di se stessi (Rainville, 2018).

 

L’inclusione del corpo nella clinica psicosintetica

 

Secondo la visione psicosintetica, il corpo è parte integrante della costituzione globale di ogni individuo. Non è incluso nella clinica soltanto in quanto deposito secondario di contenuti mentali, ma avvicinarsi ad esso significa considerarlo come piena “soggettività” e per il ruolo attivo che riveste nel processo realizzativo di sé. Si parte dunque dal presupposto che, come il livello mentale, emotivo e transpersonale, anche quello corporeo abbia una propria vita, guidata da specifici principi e regole interne.

Lo scopo ultimo è la sintesi su tutti i livelli: corporeo, emotivo, mentale e transpersonale. Nel lavorare a tale sintesi, il corpo può entrare in gioco in vari modi: infatti non solo è un veicolo di contenuti e vissuti importanti, ma allo stesso tempo attraverso esso, possono passare anche gli altri elementi della personalità. Esso può incanalare e contenere contenuti mentali, emozionali e transpersonali.

Entrando in pieno e profondo contatto col corpo, è possibile comprendere in modo realistico e concreto il significato del detto “il corpo non mente mai”, poiché esso rivela vissuti direttamente percepibili nell’esperienza presente, la cui veridicità è talmente immediata e tangibile da non essere discutibile, né negabile. Appare quindi chiara l’importanza della sua inclusione nel processo terapeutico.

Si può considerare l’avvicinarsi al corpo del paziente come un entrare in contatto con la realtà più concreta, mediante la quale procedere verso un graduale percorso di consapevolezza, trasformazione e realizzazione di sé.

In generale, nella prassi terapeutica tutto ciò viene realizzato seguendo i tre classici momenti del processo terapeutico (Conosci, Possiedi, Trasforma), lavorando attraverso essi servendosi anche di svariate tecniche, revisionate al fine di includere la dimensione corporea (analisi, visualizzazioni, espressione, relazione, dialogo col corpo etc.). Quest’ultima può essere coinvolta in momenti diversi della terapia ed a vari livelli, non solo mediante le tecniche specifiche sopra menzionate, ma anche grazie alla mera introduzione del senso del corpo, della co-presenza di corpo e mente in seduta e attivando la consapevolezza di essa.

Ciò è realizzabile a partire da semplici interrogativi: “Cosa sta succedendo nel corpo mentre sto facendo questo determinato tipo di esperienza?”, “Che cosa sento e dove lo sento nel corpo?” e ancora “questa sensazione corporea a quale emozione potrebbe essere associata?”.

In questo senso, il corpo può essere innanzitutto un tramite per l’introspezione. La consapevolezza ottenuta attraverso questo canale può comportare un accesso alle sensazioni estremamente profondo e speciale. Ogni insight include necessariamente questa dimensione. La consapevolezza, per essere davvero tale, deve essere tanto razionale, quanto partecipata, esperienziale.

Il corpo può inoltre apportare un importante contributo alla fase analitica del processo, permettendo l’accesso a profondi livelli dell’inconscio e della memoria.

Infine, per quanto riguarda l’uso delle tecniche corporee in psicoterapia psicosintetica, esse sono accomunate da un’unica caratteristica, che è la possibilità di creare un CONTATTO. Esso può essere letto come presenza, partecipazione, essere con se stessi e con l’altro. Oltre a quelle già accennate, ci si serve anche di: movimento e danza, posizioni, uso del suono della voce, massaggio, allenamento delle percezioni sensoriali, respirazione, osservazione, identificazionedisidentificazione, rilassamento e distensione, meditazione. Lo scopo primario è la creazione di un contatto che conduca a integrare consapevolezza e strutturazione della personalità e sintetizzare livelli di coscienza, funzioni ed esperienze di vario tipo (Rosselli, 2000).

Il trattamento della fibromialgia nella psicoterapia psicosintetica

Si può guarire dalla fibromialgia?

La risposta dipende da molti fattori, come la durata della malattia al momento in cui viene intrapresa la cura ed il tipo di trattamento messo in atto. Tuttavia, gli studi documentano che in molti casi è possibile giungere ad una risoluzione completa dei sintomi.

Affinché tale guarigione abbia luogo, occorrerà aiutare il corpo sia sul terreno fisico, che psichico. La psicoterapia psicosintetica può inserirsi efficacemente nella seconda area di cura, quella psicologica o, per meglio dire, psicosomatica.

Per comprendere tale intervento, occorre innanzitutto entrare nell’ottica che il sintomo, sia che abbia basi organiche, sia psicologiche, sia entrambe, può essere portatore di un messaggio importante. Pertanto, non sembra opportuno lavorare soltanto in direzione di una sua “eliminazione”, o “silenziamento”, ma al contrario la terapia può diventare la sede in cui dare ad esso ascolto ed espressione.

Nel caso della fibromialgia, ciò significherà dare spazio al corpo e alle sensazioni ingombranti connesse alla vita quotidiana. Spesso si rende necessaria la ricreazione di un “vocabolario emotivo”: rilevando le tante sensazioni connesse con tale malattia, occorre imparare ad associarle ad un’emozione che venga innanzitutto “nominata”, poi collegata a situazioni e circostanze della propria vita e, infine, gestita e trasformata.

A partire da questo, è auspicabile andare incontro ad un’ulteriore passaggio e, forse, il più significativo: sarà possibile intuire importanti indicazioni riguardanti il proprio modus vivendi e qualcosa che in esso crea disagio.

L’insieme di queste due fasi di lavoro fondamentali, il lavoro sul riconoscimento delle emozioni a partire dal corpo e l’estrapolare poi un messaggio e delle indicazioni a esse connesso, potrebbe portare al miglioramento dei sintomi o, addirittura, alla loro scomparsa, in quanto essi avranno svolto la loro funzione, “consegnato” il loro messaggio, conducendo la persona ad un nuovo e più sano equilibrio e la loro presenza non sarà più necessaria.

Come precisato sopra, tuttavia, il grado di remissione dei sintomi ottenibile è strettamente connesso alla co-presenza di alcuni ulteriori fattori, come ad esempio la loro durata nella vita della persona e, dunque, il loro grado di cronicizzazione. In ogni caso, sarà sempre possibile raggiungere un grado di benessere maggiore rispetto alla situazione di partenza.

A precisazione di quanto detto, occorre anche specificare che l’ingrediente imprescindibile di tutto il processo è la volontà della persona di adoperarsi per raggiungere un maggior benessere e di collaborare al processo terapeutico. Infatti, a differenza del trattamento medico, nel caso della psicoterapia non esiste una “medicina” da prescrivere, una soluzione immediata da mettere in atto, ma si tratta di un lavoro da fare su se stessi, da svolgere con volontà e convinzione, in collaborazione con lo psicoterapeuta.

La caratteristica del trattamento psicosintetico per la fibromialgia, come anche per le altre situazioni di disagio, è che non si tratta di mettere in atto protocolli standardizzati e uguali per tutti ma, al contrario, il terapeuta aiuta ogni singolo paziente a  trovare la propria via di “guarigione”.

Il metodo di fondo seguito è lo stesso per tutti, ben strutturato e solido, ma il modo in cui prende forma la via della cura è strettamente soggettivo, legato all’individualità e specificità di ogni paziente, al suo cammino di crescita, che non potrà mai essere uguale a quello di un altro.

In questo risiede una delle peculiarità della psicoterapia psicosintetica, nel considerare la persona come un essere unico, speciale ed irripetibile, che pertanto necessita la costruzione di un  percorso ad hoc, “su misura”, che permetta di trovare la propria strada, di guarigione e di cammino personale, per proseguire in serenità il proprio percorso di vita.

In conclusione, come spesso accade con il lavoro corporeo, questa patologia può portare a prendere coscienza di aspetti di una vita interiore che di frequente non sono consapevoli e non ricevono attenzione e cura.

La strada consiste nel ricostruire un contatto con essi, proprio attraverso il dialogo con il corpo e nell’integrare nella propria vita il significato del messaggio ricevuto. Ciò consentirà di giungere a sperimentare un maggior benessere, conducendo ad un nuovo e più sereno equilibrio.

Valentina Iannuzzi

Psicologa psicoterapeuta

v.iannuzzi.psi@gmail.com

Bibliografia

Baldini A. & Rosselli, M. (2000). Corpo e Biopsicosintesi. Rivista di Psicosintesi Terapeutica. Anno I. Nuova Serie, no. 1. Firenze: Edizioni SIPT.

Rainville, C. (2018). Il grande dizionario della metamedicina. Milano: Sperling & Kupfer, Mondadori Libri.

2019-06-04T13:47:14+02:00 4 Giugno 2019|