IL LAVORO CON LE IMMAGINI SIMBOLICHE NELLA PSICOSOMATICA PSICOSINTETICA

Sappiamo che la psicopatologia in generale può essere anche intesa come una distorsione delle funzioni simboliche (Tallerini, 2017) e che il simbolo può, in tale prospettiva, diventare strumento di comprensione e di cura. Ciò è particolarmente vero ed evidente in situazioni nelle quali si riscontrano sintomi di natura psicosomatica, motivo per cui può rivelarsi utile servirsi del canale immaginativo anche in tale ambito della psicoterapia. Non è un caso se i pazienti che soffrono di disturbi psicosomatici vengono descritti spesso come persone con un difetto di “mentalizzazione”. Pur essendo dunque essi caratterizzati da un tipo di pensiero prevalentemente operativo, l’immagine, se ci si abitua e ci si “allena” al suo uso, può fungere da ponte tra conscio e inconscio e creare o ri-creare una strada che dal sintomo porti, sciogliendolo, alla riconnessione dei vari livelli della persona. Ricordiamo che secondo la Psicosintesi l’essere umano è costituito da più dimensioni interagenti (fisica, psichica e spirituale) e che le immagini simboliche possono contribuire, se ci si lavora in modo corretto, a restituire quell’integrazione mentecorpo che caratterizza lo stato di salute e a riarmonizzare quindi la personalità globale. Tra le principali funzioni del prezioso strumento rappresentato dall’immagine simbolica, si distinguono, nella pratica psicoterapeutica psicosintetica, il suo uso a scopo conoscitivo (analitico) e quello a scopo trasformativo della personalità.

 

Le immagini simboliche che delineano il disagio

 

Proprio per la loro caratteristica intrinseca di essere una sintesi, le immagini simboliche, seguendo il meccanismo analogico, possono rapidamente dare un’idea di dove la persona si trova e come si sente rispetto al disagio riferito. In virtù di ciò, già nel processo diagnostico psicosomatico psicosintetico, i riferimenti e le domande inerenti ad esse sono previsti con il fine di conoscere meglio, contattare e delimitare il tipo di malattia portata e la sofferenza che ne consegue. Tutto tramite un canale che è diretto, non così mediato come sarebbe il solo colloquio. Tali riferimenti e domande servono inoltre ad iniziare a ricostruire, fino a ripristinare, quel collegamento perduto (nel senso che nel disagio è per lo meno distorto se non proprio compromesso) tra sensazioni corporee e mondo interiore, quello delle emozioni e dei pensieri. Viene così ad esempio proposto, riadattato e modificato in forma di disegno, lo schema che teniamo presente anche nella diagnosi psicosintetica generale e che esplora il rapporto autopercepito dal paziente tra i suoi livelli corpoemozionimente. Si punta con questo invito ad osservare, tramite un disegno su un unico foglio, in che rapporto stanno reciprocamente queste quattro dimensioni dell’essere umano, guardate e rappresentate dal punto di vista della persona stessa. Questo perché  nello sviluppo di disturbi psicosomatici, tendenzialmente qualcosa si distorce o interrompe in tali relazioni interne reciproche, e il disegno dà una “fotografia” di ciò spesso interessante ed utile, che completa quanto emerge dal colloquio. Viene inoltre chiesto, sulla base del protocollo utilizzato nelle prime sedute, come è vista la propria malattia in termini di immagini (ad es. con domande del tipo “Quali sono le immagini che i suoi sintomi le evocano e che associa alla sua malattia?”, “Se dovesse dare un titolo al suo disturbo come se fosse un film o un libro, quale gli darebbe?”); viene infine indagata esplicitamente la sfera onirica della persona che arriva, sia in qualità di espressione simbolica per eccellenza dell’essere umano, che può veicolare messaggi utili impossibili magari da ricavare solo con colloqui e statistica (seppur quest’ultima sia prevista), sia perché anch’essa considerata in psicosintesi terapeutica come in altri approcci un primo potenziale ponte che conduce a dimensioni più profonde.

 

Il simbolo che trasforma nel trattamento terapeutico

 

Come già descritto in “Simboli: cosa sono e come li interpreta la psicosintesi” (presente in questa stessa sezione del sito), le immagini simboliche secondo Assagioli sono anche dei trasformatori: la loro esplorazione ci permette di attivare un processo creativo e di cambiamento che sposta gli equilibri interni da uno stato più patologico ad uno stato più integrato e dunque, con e dopo un processo, più sano. Riuscire a figurarsi una situazione problematica in veste simbolica e immaginare di poter intervenire su tale rappresentazione mobilita le risorse interne che spesso possono rimanere sopite se non adeguatamente stimolate. Perciò, anche se tale percorso va affrontato con una guida tecnicamente esperta come è uno psicoterapeuta (a causa dell’eventuale temporaneo “scossone” che i contenuti di alcuni simboli possono generare e che va saputo indirizzare e contenere), l’affacciarsi al mondo della propria produzione immaginaria da parte del soggetto interessato e il “maneggiarla” sapientemente insieme a un addetto ai lavori possono fornire un aiuto valido ed efficace fino a sprigionare nuove forze laddove queste erano bloccate e inaccessibili. I modi sono molti: disegnando appunto, scrivendo, visualizzando, drammatizzando in una prospettiva di dialogo interno tra parti di sé opposte e in conflitto, giusto per indicare alcune tra le principali modalità tecniche che gli psicoterapeuti psicosintetisti sceglieranno di volta in volta come strumento più idoneo a seconda della tipologia di persona che avranno davanti, del tipo di disagio riscontrato e anche della fase del percorso terapeutico in atto.

 

Catia Camarri

Psicologa Psicoterapeuta

Direttrice Centro di Psicosintesi Clinica

catiacamarri@gmail.com

Bibliografia

Alberti A., Favero N. Teoria e pratica della diagnosi in psicosintesi. In Rivista di Psicosintesi Terapeutica n. 11, 2005.

Dattilo G. Psicodinamica del simbolo. In Rivista di Psicosintesi Terapeutica n. 35-36, 2017.

De Paolis D. Dal sintomo al simbolo. In Rivista di Psicosintesi Terapeutica n. 35-36, 2017.

Ferrucci P. La visualizzazione simbolica come mezzo di conoscenza e di trasformazione. In Crescere, Ed. Astrolabio, Roma, 1981.

Gerard R. L’identificazione simbolica: una tecnica della Psicosintesi, Centro Studi di Psicosintesi “R. Assagioli”, Firenze, 1986.

Rosselli M. La sintesi: un anello di congiunzione tra psicosomatica e psicoterapia. In Panconesi E., Pazzagli A., Rosselli M. La medicina psicosomatica oggi: dall’epistemologia alla clinica, Fisioray, Firenze, 1995.

Tallerini A.G. Il simbolo vissuto. In Rivista di Psicosintesi Terapeutica n. 35-36, 2017.

 

Article written by Linda Cecconi