Autostima in che senso?

Autostima in che senso?

 

Il tema dell’autostima è stato studiato da moltissimi psicoterapeuti di diversi orientamenti, spesso partendo dal concetto che ci viene da studiosi d’oltreoceano. Etimologicamente, la parola Autostima sta a significare la stima e il valore che ci attribuiamo, sia quando siamo in relazione con gli altri, che nelle situazioni di vita. Comunemente, riteniamo che le persone con un atteggiamento di sottovalutazione di sé, abbiamo scarsa autostima, al contrario di chi invece sa darsi valore. Non bisogna però confondere l’autostima con la tendenza a sopravvalutarsi, atteggiamento che non è comunque radicato in una totale accettazione di sé. Sottovalutazione e sopravalutazione sono due atteggiamenti che reagiscono entrambi alla sensazione o alla paura di non poter corrispondere alle aspettative che abbiamo.

RADICARSI IN UNA BUONA AUTOSTIMA

Lavorare sul tema della propria autostima è come costruire il pilastro su cui poggeranno le proprie scelte, quelle che possono far fiorire i talenti e migliorare le relazioni. Nella coppia una mancanza di autostima è al centro di comportamenti di gelosia e possessività, nonché dipendenza; nel lavoro e nello studio ci può portare a non avere il giusto empowerment e non ci aiuta a riconoscere il nostro e l’altrui talento.

Se da piccoli non siamo stati accettati per come eravamo, se abbiamo imparato che per essere amati dovevamo corrispondere a delle aspettative precise, è molto probabile che oggi la nostra autostima dipenda dall’essere come ci è stato insegnato. Questo comporta che, tutto ciò che ostacola la realizzazione di questo modello non personale, venga bloccato, rinnegato: emozioni, bisogni, talenti, vulnerabilità e caratteristiche individuali sono sacrificate per sviluppare ciò che soddisfa il contesto di appartenenza.

Cresciamo e impariamo ad indossare maschere che rappresentano quel modello, ma che non rappresentano realmente noi stessi. In qualche modo perdiamo di autenticità.

RICONOSCERE I BISOGNI

Rinnegando alcune parti primarie accade una ferita profonda legata al riconoscimento poiché rappresentare il modello atteso significa infatti non dare riconoscimento (valore e quindi stima) a chi siamo veramente, a come vorremmo esprimerci, vorremmo amare.

Il bambino molto presto, poi l’adolescente e l’adulto, imparano così a non riconoscere se stessi in profondità, a non potersi accettare, credendo che l’unico modo di essere sia proprio come quello che abbiamo appreso nell’arco della crescita evolutiva. Quell’adulto non sarà in grado di riconoscere e dar valore alle emozioni, i bisogni di chi gli vive accanto e i suoi comportamenti ruoteranno intorno a questa negazione in ogni campo della vita.

Tutti noi abbiamo diritto ad essere riconosciuti nei sentimenti, pensieri e intuizioni ma se non abbiamo imparato, un processo psicoterapeutico può favorirlo, aiutandoci a riconoscersi, amarsi e darsi valore. Soltanto attraverso un processo simile si hanno le risorse e le energie per poter scegliere buone relazioni e buone situazioni, intendendo relazioni e situazioni che son buone per noi e che tengono conto dei nostri bisogni essenziali. Un processo simile favorisce la responsabilità per se stessi e per la propria vita. Come dice Irvin Yalom in Guarire d’amore: “si tratta di fondare se stessi e non fondersi con qualcos’altro di esterno, attribuendo la responsabilità di chi siamo fuori di noi. È diventare genitori di se stessi”.

 

Dott. G. Silvia Chiavacci

Psicologa, psicoterapeuta con formazione in psicosomatica olistica

gayapsy@gmail.com

2018-02-24T13:37:08+02:00 24 Febbraio 2018|