Scrittura e attività clinica

Una delle caratteristiche fondamentali dell’essere umano, e quindi anche del paziente che chiede aiuto, è il bisogno di riconoscimento, di essere accolto come portatore della propria irripetibile storia. Da qui l’importanza della scrittura autobiografica nell’attività clinica, processo di autoanalisi e di emancipazione individuale che mentre ripercorre alcuni momenti esperienziali del percorso della vita risponde all’esigenza di osservarsi e darsi una forma diversa da quella immediatamente visibile. Usare la produzione narrativa e la scrittura in terapia vuol dire favorire una progressiva autonomizzazione nella persona; facilitare assunzioni di consapevolezza; riattivare una capacità di autostima e recuperare energie perdute nell’impasse contingente del disturbo.

Il valore educativo e curativo della scrittura

Nell’approccio clinico la scrittura assume, quindi, un valore educativo e curativo che migliora le condizioni di vita di un paziente narratore capace di comprendere il mondo intorno a sé e il proprio mondo interiore. È una tecnica che impegna attivamente il soggetto nel ricomporre il proprio panorama esistenziale attraverso una deliberata esplorazione di sé e una assoluta disponibilità emotiva che attutisce il dolore risvegliandolo. La scrittura affonda le sue radici nella necessità di uscire dall’assedio della solitudine e dalla perdita di legami, nasce e tende verso la dimensione sociale. L’autobiografia, il diario, la lettera determinano un particolare rafforzamento delle relazioni, anche di quella terapeutica, così come la sola voce non riesce a fare. Nello specifico l’autobiografia, anche di brevi periodi di vita, aiuta il paziente a dare un ordine agli eventi trascorsi e organizzare le informazioni che spesso emergono verbalmente in maniera confusa. Nel raccontarsi divengono operanti fattori consci e inconsci, contenuti inaspettati che in sede clinica possono rappresentare i punti di una possibile svolta. La tecnica del diario, invece, prevede che la persona riporti per iscritto ciò che sente e vive fuori e dentro di se in maniera estemporanea e libera. Il diario è la scrittura dell’istante che consente di osservare diacronicamente le trasformazioni di una personalità. È un continuo canale di scarico delle reazioni emotive, una sorta di catarsi delle energie affettive e degli impulsi che talvolta invadono e sconvolgono la persona.

Nessuna riga è copia delle precedenti

Ogni tecnica autodescrittiva non si considera mai conclusa una volta per sempre, ogni suo rifacimento e trasformazione è indice della evoluzione dinamica del paziente. Ogni volta emergeranno aspetti diversi di se, caratteristiche e qualità impensate, talvolta discordanti, in conflitto fra di loro, ma ognuna assolutamente reale autentica. Nessuno scrive mai una riga che sia copia delle precedenti perché la scrittura è come un fluire, uno scorrere al pari della vita che porta sempre altrove, dentro o fuori di noi, un movimento che può indietreggiare o progredire di cui l’uomo può diventare autore, incanalare e rendere conforme al proprio sé.

2015-11-29T11:50:05+02:00 29 Novembre 2015|