Le immagini, fra atto creativo e atto di volontà

Immaginiamo il processo creativo come un antidoto per il disagio esistenziale, per una identità frantumata o un vissuto depressivo. L’angoscia del “dover fare” potrebbe essere tramutata nella consapevolezza del bisogno di esprimersi per comunicare, verso la scoperta del “poter essere” con volontà e capacità. L’atto creativo può favorire la sinergia fra Leib (corpo vissuto) e Korper (corpo fisico), grazie al movimento che passa dai gesti necessari al “fare” per “essere” nel momento dell’esperienza e dell’emozione, qui e ora anima e corpo.

Dalle immagini interiori al processo creativo

Le immagini interiori ci costituiscono e ci muovono, ma non sempre le conosciamo: la traduzione in opere concrete permette di “oggettivare” vissuti emotivi più o meno inconsci, creando un dialogo terapeutico attraverso e con “l’opera”, e lo spettatore o il terapeuta possono provare empaticamente un’“emozione estetica”. Sul continuum dalla crescita personale al disagio psichico, possiamo pensare a un percorso di cambiamento e/o riabilitazione dove il lavoro espresso oggettiva lo sforzo e i passaggi verso la ri-costruzione dell’Io e la dotazione di senso esistenziale. In questo ci aiutiamo anche con l’arteterapia. La spinta creativa, più o meno inconscia, può instaurare un dialogo fra pulsione e cognizione, fra spazio interno e esterno, verso una autoefficacia che attraverso consapevolezza, volontà e progettualità possa crescere nella relazione col e nel mondo.

L’Arteterapia e i bambini

La dialettica fra “soggetto che esprime” e “oggetto creato”, costruisce un circolo virtuoso curiosità-apprendimento, per un recupero di identità/socialità perduta nell’assenza del dialogo col mondo, e/o con se stessi, verso una ri-costruzione di sé. Può inoltre esserci un occasione di gioco e di contatto col . D’altronde la facilitazione espressiva, come dimostra il lavoro svolto in un ospedale americano per bambini, dove si interviene sul riconoscimento delle emozioni, in relazione al vissuto di malattia, risulta un ausilio efficace. I piccoli pazienti trovano soluzioni creative diminuendo lo stress provocato dalle emozioni negative. Aumentando il livello di consapevolezza affrontano strategicamente anche gli stati di cronicità: “avere” la malattia e non “essere” la malattia rende tollerabile il vissuto (si veda l’immagine in coda all’articolo dal titolo “L’asma”). I bambini sono predisposti a immaginare, e a emozionarsi più degli adulti. Sappiamo quanto alcune difese, strutturandosi nel tempo, possano invece rendere difficoltoso il contatto con i propri bisogni e falsare desideri e motivazioni, influendo negativamente con la vita affettiva, relazionale e sociale. A volte perdiamo la capacità di “maneggiare” i simboli, e questo impoverisce la fantasia e l’immaginazione creatrice. Eibl-Eibesfeldt, etologo e antropologo, sostiene come l’arte basandosi sull’esperienza estetica abbia funzione comunicativa, e osserva come questa abbia diversi scopi: uno di questi è quello apotropaico dell’arte primitiva. “Bambini, matti e primitivi” forse possono insegnarci qualcosa.

Lapo Felicioni

Psicoterapeuta e Arteterapeuta

figura 1 Lapo

2015-11-21T18:12:08+02:00 21 Novembre 2015|