Editoriale e riassunti articoli Rivista di Psicosintesi Terapeutica Anno X n. 19, Marzo 2009

EDITORIALE

“L’uomo non è il buon selvaggio di Rousseau
né il perverso della Chiesa e di La Rochefoucauld.
È violento quando lo si opprime,
è dolce quando è libero”.
Mura del “Maggio francese”

La Psicosintesi, in quanto teoria e pratica di educazione, auto-realizzazione, psicoterapia, relazioni interpersonali e sociali, fa riferimento ad un’immagine dell’uomo, che è sì complessa e drammatica, ma nel suo fondo buona e innocente, unitaria, positiva, orientata potenzialmente verso il bene, l’unione e la sintesi.

Possiamo individuare la radice principale della natura umana nel sentimento di libertà: la libertà di essere se stessi, di essere quello che si è, di manifestare la propria essenza, di poter vivere conformemente alla propria natura. E ci sentiamo anche di affermare che la natura essenziale dell’uomo, quando è libero, è buona.

È solo quando l’uomo opprime l’uomo – consciamente o inconsciamente – che la sua natura si deforma, è solo quando un uomo sottrae all’altro uomo la sua libertà, che l’anima perde la sua dolcezza.

E l’uomo sottrae all’altro uomo la sua libertà, quando non è egli stesso libero, quando è oppresso, quando non è visto e riconosciuto nella sua unicità, quando non è amato nella sua libertà.

L’uomo è quindi fondamentalmente uno “spirito libero”: nella sua essenza è buono e innocente, ma ha bisogno di essere riconosciuto, protetto, salvaguardato, amato. Altrimenti può perdersi, disorientarsi, può deviare dal suo scopo.

L’essenza buona originaria dell’essere umano è infatti solo potenziale: non è un dato di fatto, un dono gratuito, è come un “giardino interiore”, che necessita di essere coltivato mediante il lavoro dell’uomo, un lavoro compiuto con amore, dedizione e con umore gioioso.

Inoltre la buona essenza dell’uomo non è isolata. È in relazione con le altre essenze, è interdipendente: necessita di dialogo, incontro e condivisione; ha bisogno di essere vista, riconosciuta e guardata con amore; similmente ha il compito di guardare a sua volta con amore e meraviglia ogni manifestazione di anima degli altri esseri umani e di ogni forma di vita.

Infine la buona essenza dell’uomo ha bisogno di essere lasciata libera, libera di esserci, di essere quello che è, di manifestarsi. Deve essere guardata nel suo manifestarsi, ma non diretta, non incanalata, non oppressa, mai posseduta.

Insomma l’anima dell’uomo deve essere amata. Ma amata di amore autentico. L’amore vero non è attaccamento, non è possesso. Amare non è tanto “voler bene”, quanto “volere il bene” dell’altro. Ciò significa riconoscere che l’altro esiste di per sé, indipendentemente da noi; ciò vuol dire lasciare all’altro la sua libertà, amarlo nella sua unicità e nella sua libertà di essere se stesso.

Alberto Alberti

Riassunti articoli – abstract

L’“UOMO NUOVO” DI JORIO VIVARELLI

Alberto ALBERTI

Medico psichiatra, psicoterapeuta e didatta della Società Italiana di Psicosintesi Terapeutica, Firenze. Indirizzo per la corrispondenza: info@luomoedizioni.it

In this article the author wants to remember the great sculptor from Pistoia Iorio Vivarelli, his work of art and his human aspects, both for sentimental reasons and because of a common ideal: confidence in the inborn goodness of human nature and the attempt to recover and reintroduce – digging into suffering itself – the potential love, joy and beauty of human beings.

  • Key words: Iorio Vivarelli, Vivarelli Foundation, human being, suffering, love, life.

In questo articolo l’autore vuole ricordare la figura del grande scultore pistoiese Jorio Vivarelli, la sua opera e la sua immagine dell’uomo, in parte per motivi affettivi di carattere personale, ma anche e soprattutto per una comunanza di ideali: la fiducia nella bontà originaria della natura umana e il tentativo di recuperare e riattivare – scavando nella sofferenza stessa – le potenzialità di amore, di gioia e di bellezza dell’essere umano.

  • Parole chiave: Jorio Vivarelli, Fondazione Vivarelli, uomo, sofferenza, amore, vita.

ROBERTO ASSAGIOLI: PSICOSINTESI E TRADIZIONE EBRAICA

Giovanni Yoav DATTILO

Psicologo, psicoterapeuta e didatta SIPT, Presidente della Società Italiana di Psicosintesi Terapeutica, Socio dell’American Psychological Association, Roma. Indirizzo per la corrispondenza: daatyoav@infinito.it

Among the various and complex roots of psychosynthesis, the author explores a not much recognized component of Assagioli’s thought: the influence of Jewish mysticism. The concept of the psyche as a dramatic complexity, the diversified levels of the unconscious, the theory of will and sexuality, the idea of synthesis itself in the dynamic of opposites offer interesting similarities with Kabbalah and Hassidism that probably affected the origins of psychosynthesis, and on the other hand enrich it under an archetypical perspective.

  • Key words: Roberto Assagioli, psychosynthesis, Jewish mysticism, Kabbalah, Hassidism.

Tra le variegate e complesse radici della psicosintesi, l’autore pone in luce un aspetto poco noto del pensiero di Roberto Assagioli: l’influsso della mistica ebraica. La concezione della vita psichica come complessità drammatica, i diversi livelli dell’inconscio, la visione della volontà e della sessualità, l’idea stessa della sintesi nella dinamica degli opposti trovano interessanti corrispondenze nella Kabbalah e nel Chassidismo, che probabilmente hanno avuto una certa influenza sulle origini della psicosintesi, e comunque la rendono più ricca da un punto di vista archetipico.

  • Parole chiave: Roberto Assagioli, psicosintesi, mistica ebraica, Kabbalah, Chassidismo.

DALL’ABBANDONO ALL’INCONTRO

Giorgio STEFANINI

Psicologo, Psicoterapeuta di Coppia e della Famiglia. Indirizzo per corrispondenza: 50141 – Firenze, via E. G. Bocci, 59.

The labour and the pain of the abandonment wound in the adoptive child comes from far. The author describes with a professionalism and profound empathic participation the complex and particular dynamics that during the adoptive course and mostly the international adoptive one, have got like protagonists subjects by different origins, levels, ages, professionalism, culture and experiences. The author takes every subject’s vision into consideration, analyzing the most significant moments of the course to come to a synthesis that is the occasion and the achievement of the adoptive plan.

  • Key words: choice, different origin, complex course, views, occasion, to understand, knowledge, comprehension, interests, values, educational plan, availability, hearty reception, rules, abandonment, loss, separation, growth and development course, mutual acknowledgement about oneself, father and mother’s role.

Il travaglio e il dolore della ferita abbandonica nel bambino adottato parte da molto lontano. L’autore descrive con professionalità e profonda partecipazione empatica le dinamiche complesse e particolari che nel percorso adottivo e soprattutto di adozione internazionale, hanno come protagonisti soggetti di diverse origini, livelli, età, professionalità, cultura ed esperienza. L’autore prende in considerazione la visione di ciascun soggetto analizzando i momenti più significativi del percorso per giungere a una sintesi che è l’incontro e la realizzazione del progetto adottivo.

  • Parole chiave: scelta, origine diversa, percorso complesso, prospettive, incontro, capire, conoscenza, comprensione, interessi, valori, progetto educativo, disponibilità, accoglienza, regole, abbandono, perdita, separazione, percorso di crescita e sviluppo, riconoscimento reciproco di sé, ruolo di padre e di madre.

QUO VADIS, VIR

Andrea BOCCONI, Maurizio RICCETTI

Andrea Bocconi, psicologo, psicoterapeuta e didatta della Società Italiana di Psicosintesi Terapeutica (SIPT). Indirizzo per la corrispondenza: andrea.bocconi@tin.it

Maurizio Riccetti, dirigente psicologo ASL 9 di Grosseto, responsabile Centro Disturbi Alimentazione Aziendale. Psicoterapeuta SIPT individuale e di gruppo. Indirizzo per la corrispondenza: mauricc@katamail.com

Purpose of this article is to develop an exhaustive reflection and potentially countercurrent on the masculine identity in modern times in which man has suffered and suffers attacks and attempts of redefinition; a particular emphasis is on sub-personality of Father and to what follows from the prefixed Pat.

Distant from paternalistic and macho stereotypes it seemed to us absolutely fundamental not to fall in a sweeten and feminine image, but to stress the archetypical assignments of Father (to raise, to initiate to life, to develop an aware relationship with one’s own aggressiveness) to be recovered in a social reality in which the masculine figures assigned to the education and care have practically disappeared. After having examined the causes of erosion of the fatherly figure in these last decades in conjunction with social causes, it has been emphasized the need to recover the father figure and his function through a series of psychological, social and daily proposals.

  • Key words: masculine identity, father, fatherly sub-personality, archetypes.

Scopo dell’articolo è sviluppare una riflessione approfondita e tendenzialmente controcorrente sull’identità maschile in un’epoca come la nostra in cui l’uomo ha subito e subisce attacchi e tentativi di ridefinizione; un particolare rilievo è dato nell’articolo alla sub-personalità del padre e a ciò che discende dal prefisso “pat”.

Lontani da stereotipi paternalistici e maschilistici è sembrato assolutamente fondamentale non cadere nell’immagine edulcorata e femminea del “mammo”, ma riproporre con rilievo i compiti archetipici del padre (elevare, iniziare alla vita, sviluppare rapporto consapevole con la propria aggressività) da recuperare in una realtà sociale, in cui le figure maschili addette all’educazione e alla cura sono praticamente scomparse. Dopo aver esaminato le cause dell’erosione della figura paterna venutasi a creare in questi ultimi decenni per concomitanza di cause sociali, si è quindi sottolineato la necessità del recupero del padre e della sua funzione tramite una serie di proposte psicologiche, sociali e quotidiane.

  • Parole chiave: identità maschile, padre, sub-personalità paterna, archetipi.

L’IO COME GIOCOLIERE

Maria Giovanna BARLETTA

Psicologa, allieva Scuola di Psicoterapia psicosintetica (SIPT), Roma. Indirizzo per la corrispondenza: mayabarletta@libero.it

This article uses juggling as a metaphor of the process of disidentification and self identification in psychosynthesis. It underlines the therapeutic function that juggling might have regarding people’s life problems. A parallel is drawn between the therapeutic setting and a game between two people, paying attention to the synthesis of opposites. The article gives evidence on how psycosynthesis can be applied to all human issues.

  • Key words: juggling, disidentification, self-identification, personal self.

Questo articolo utilizza la giocoleria come metafora per rappresentare il processo di disidentificazione e auto-identificazione in psicosintesi. Sottolinea la funzione terapeutica che la giocoleria potrebbe avere rispetto ad alcune problematiche di vita riguardanti la persona. Viene fatto un parallelo tra il setting terapeutico ed il gioco a due, con attenzione alla sintesi degli opposti. L’articolo evidenzia l’applicabilità della psicosintesi in tutto ciò che appartiene all’essere umano.

  • Parole chiave: giocoleria, disidentificazione, auto-identificazione, sé personale.

CRESCERE E TRADIRE

Paola TARCHINI DELGROSSO

Psicologa, psicoterapeuta, laureata in Lingue e Letterature Straniere, Socia Fondatrice dell’Associazione di Prevenzione all’Abuso all’Infanzia, Firenze. Indirizzo per la corrispondenza: paola.tarchini@libero.it

Every child that is born represents the parents’ dreams, and the family environment becomes the first place where betrayal appears in life. Together with a name, the child is imprinted with mom and dad’s imaginary projection, whose desires, fantasies, and thoughts push the child to incarnate them. On the other hand, children are ready to do anything in order not to lose their parents’ approval and protection. It could thus be affirmed that our growth has to develop, at least in part, in the way our parents dreamed and that there is a betrayal at the origin of life.

  • Key words: betrayal, child, parents, family environment, fantasies, projection, desires, approval, protection, growth, life.

Ogni bambino che viene al mondo, rappresenta il sogno dei genitori e lo spazio familiare diventa il luogo primo dove il tradimento si affaccia alla vita. Insieme al nome, gli viene impressa la proiezione fantastica di papà e mamma i desideri dei quali, fantasie e pensieri, spingono il figlio ad incarnarli. Dal canto loro, i bambini sono pronti a tutto pur di non perdere la loro approvazione e la loro protezione. Si potrebbe, allora, affermare che la nostra crescita non può che svilupparsi, almeno in parte, nel modo che loro hanno sognato e che, all’origine della vita, c’è un tradimento.

  • Parole chiave: tradimento, bambino, genitori, spazio familiare, fantasie, proiezioni, desideri, approvazione, protezione, crescita, vita.

DISOCCUPATI A CINQUANTA ANNI: FRA TRAGEDIA E NUOVE OPPORTUNITÀ

Rossella PASSAVANTI

Funzionario P.A., Counsellor Psicosintetico, Funzionario della Direzione provinciale del Lavoro di Livorno. Indirizzo per la corrispondenza: rossellapassavanti@virgilio.it

The current historical period sees people between 40 and 50 years of age unemployed and excluded from the cycle of production. These “people” experience a generational drama which involves nearly all the countries of the western world. Until today the remedies have always been of a technical-prescriptive type and as far as strategies to fight unemployment are concerned, improving work competences and the growth of the individual can be a fundamental and useful intermediate goal. But it isn’t enough. In fact those who experience a fracture from former life experiences need some new tools to support this “new life”.

Psychosynthesis is one of these, particularly by means of the experiences of will and self consciousness. The problem of the loss of the job, can be considered of competence of the psychosynthetic counsellor without having to turn to psychiatry or psychotherapy. Only with personal growth obtained by means of self training these “people” can hope to change their lives taking the opportunities that the critical moment might bring.

  • Key words: middle age, people, unemployment, generational drama, psychosynthesis, counselling, growth, self training.

Il momento storico attuale vede i soggetti compresi in una fascia d’età che va fra i 40 e 50 anni, che si trovano fuori dal mercato del lavoro ed espulsi dal ciclo produttivo. Queste “persone” si trovano a vivere un dramma generazionale che riguarda quasi tutti i paesi del mondo occidentale. Fino ad oggi i rimedi proposti sono sempre stati di tipo tecnico-normativo e nel quadro della strategia per la lotta alla disoccupazione, il miglioramento delle competenze della forza lavoro e la crescita della persona può rappresentare un fondamentale e utile obiettivo intermedio. Ma non è sufficiente. Infatti, coloro i quali vivono la rottura di precedenti equilibri hanno la necessità di strumenti atti a sostenere questa “vita nuova”.

La Psicosintesi è uno di questi, in particolare con le esperienze della volontà e dell’autocoscienza. Il problema della perdita del posto di lavoro, poi, può rientrare nella sfera di competenze dell’attività del counsellor psicosintetico senza dover necessariamente pervadere il campo della psichiatria o della psicoterapia. È soltanto con la crescita personale di tipo auto-formativo che queste “persone” possono sperare di trasformare la loro vita, cogliendo l’opportunità che il momento di crisi può rappresentare.

  • Parole chiave: età matura, persone, disoccupazione, dramma generazionale, psicosintesi, counselling, crescita, auto-formazione
2011-03-13T13:06:04+02:00 13 Marzo 2011|