Pier Maria Bonacina, L’uomo stellare, Pagnini editore, Firenze 1998

Recensione

[Anno I, n° 1. Marzo 2000]

Di Alberto Alberti

L’uomo di oggi, così forte e sicuro nel mondo esterno, capace di avventurarsi nello spazio e di utilizzare le potenti energie dell’atomo, ci appare invece, quando è obbligato a guardare dentro di sé nel suo mondo interiore, come un bambino ignaro e spaurito, facilmente sopraffatto dal tumulto della vita psichica e dalla molteplicità dei suoi contenuti (sensazioni, istinti, emozioni, immagini, pensieri e intuizioni). Roberto Assagioli, già molti anni fa, intravedeva un pericolo in questo “abisso” tra poteri esterni ed interni, ed indicava la necessità di ridurlo, sia mediante una relativa semplificazione della vita esterna, sia soprattutto per mezzo della conoscenza e dello sviluppo dei poteri interni. Questo libro di Pier Maria Bonacina sembra raccogliere l’invito del fondatore della psicosintesi, accompagnandoci in un “fantastico ed inquietante” viaggio nella psiche, facendoci da guida nella conoscenza e possesso dei propri spazi e tempi interiori, analizzando in profondità le funzioni psicologiche ed il loro substrato biologico, nonché le leggi che ne regolano le interazioni, e aiutandoci infine a riconoscerle come strumenti da utilizzare per una piena e totale espressione di se. Un testo che non è semplicemente “didattico”, ma un vero e proprio lavoro di conoscenza e trasformazione creativa, un’opera “educativo-autoformativa”, che l’autore pare compiere insieme al lettore. Una sintesi riuscita tra pensiero analitico e intuitivo che appaga sia il bisogno di conoscenza scientifica che quello immaginativo-simbolico, quasi sollecitando chi legge ad alternare riflessione e intuizione, creando un “ponte” tra pensiero logico e analogico, tra parte sinistra e destra dell’encefalo, ai fini di una visione e comprensione “olistica” dell’uomo. Tale sintesi può avvenire perché l’autore, pur discendendo nell’esamina della vita psichica, in realtà parte dall’alto e dal profondo, dando voce con un “gioco psicodrammatico” alla stessa anima dell’uomo. E, insomma, lo stesso Sé che si personifica: da stato di coscienza si fa vivo e presente, “si anima”, parla, dialoga con le sue funzioni psicologiche, si pone per esse come origine e meta, come guida e punto di riferimento, le sollecita ma anche le aspetta, le lascia libere di esprimersi e allo stesso tempo le orienta, le fa interagire e le “educa”.
È questo l”‘uomo stellare” di cui ci parla Bonacina, un”‘essenza-esserci” che è coscienza e vita, amore e volontà, e che da una parte discende e si pone al centro del corpo e della psiche, colorando di consapevolezza e significato la sua personalità, sviluppandola in modo armonico e nella sua completezza e uti
lizzandola come suo strumento di espressione (“stella delle funzioni” totalmente dispiegata), e dall’altra ascende e trascende, riconoscendosi come un Sé, in relazione con gli altri Sé e con l’anima del mondo (“stella nell’universo stellato”).

Alberto Alberti

2011-03-10T16:14:51+02:00 30 Marzo 2000|