PARAFRENIA E PARAPSICOLOGIA

Articolo

[Anno I, n° 1. Marzo 2000]

Di Bruno Caldironi

Bruno Caldironi è medico neuropsichiatra e psicoterapeuta, docente della Scuola di Psicoterapia Psicosintetica SIPT; vive e lavora a Ravenna.

Finding a possible relationship between paraphrenia and some parapsychological phenomena is the aim of this essay. All those forces, cosmic energies in which we are immersed establish a relation with us through the filter of our medium and inferior subconscious. If this filter is “clear” enough, then some transpersonal phenomena such as intuition, illumination, wisdom may take place – (since our needs have diminished). When, on the contrary, these energies come into contact with an ill inferior subconscious, they are polluted and instead of intuitions, we have a kind of fantastic, confabulatory paraphrenia with certain undominated parapsychological powers. If, by means of the therapy, we succeed in sufficiently clearing this state of conscience, the transpersonal Self can identjfy itself with the personal Self and, therefore, hallucination leaves place to illumination.

Qualche parola, in breve, sulla storia e sulla definizione di parafrenia. Sul piano clinico la prima classificazione risale a Kraepelin, il quale, partendo dal concetto di paranoia, è andato via via affinando analisi e definizioni, distinguendo, dapprima, la demenza precoce paranoide per poi giungere alla definizione di parafrenia intesa come “gruppo di situazioni deliranti accompagnate talvolta da produzioni allucinatorie”.
All’interno di uno schema di classificazione che prevedeva le psicosi deliranti di origine paranoide, Kraepelin distingueva due livelli: uno acuto (nel quale fare rientrare psicosi potenzialmente reversibili) ed uno cronico che comunque non alterava l’integrità psichica dell’individuo. La caratteristica principale della parafrenia risulta dunque consistere nel delirio cronico ad insorgenza tardiva, con scarso indebolimento affettivo ed intellettivo. Accanto ad un quadro di idee deliranti, incoerenti, stravaganti, mutevoli a tema megalomanico, erotico o mistico sottese o accompagnate da allucinazioni, il malato solitamente rimane perfettamente lucido e in grado di badare coerentemente alle sue abituali occupazioni. Anche l’inserimento sociale rimane buono e il paziente è in grado talora di ironizzare sulle proprie credenze.
La scuola francese (si veda a tale proposito la definizione di paranoia data da Ey nel suo Manuale di Psichiatria) non si discosta molto dall’interpretazione che del fenomeno aveva dato Kraepelin. Tra le forme più tipiche di psicosi allucinatorie, Gilbert-Ballet identifica il delirio allucinatorio critico in tutto e per tutto simile (per sintomatologia ed effetti) alla parafrenia descritta da Kraepelin.
Diversa appare invece la posizione della scuola psicoanalitica. La psicoanalisi, infatti, sembra astenersi da qualsiasi intento classificatorio non differenziando pertanto la paranoia dalla schizofrenia paranoide. In sintesi, si può affermare che, per la psicoanalisi, il rapporto del paziente con la realtà sembra essere rotto in un punto soltanto e la lacuna viene riempita dal sistema delirante, aspetto che, tra le altre cose, non mi trova d’accordo.
Questo breve excursus storico tra le varie scuole permette di avanzare un’ipotesi di interpretazione che, se da un lato rimodella lo schema mentale che sino ad ora era stato associato alla parafrenia, dall’altro permette di inserire tale fenomeno all’interno di un sistema di riflessione più ampio che comprende al contempo parapsicologia e psicosintesi.
L’idea fondamentale che si intende sostenere parte dal presupposto che l’essere umano appare immerso in un universo di forze, di energie cosmiche che giungono a lui attraverso il filtro dell’inconscio medio e inferiore (secondo la nota classificazione assagioliana dell’inconscio in inferiore, medio e superiore). Ed è attraverso l’inconscio che le persone captano i messaggi provenienti da questo campo di forze. Ciò che distingue le manifestazioni che hanno a che fare con il transpersonale quali intuizione, saggezza, illuminazione da fenomeni di delirio di ordine parafrenico è esattamente la migliore o peggiore condizione di benessere in cui si trova l’inconscio medio e inferiore. Solo un inconscio scandagliato e curato permette, infatti, di captare queste energie nelle quali siamo immersi senza che esse vengano inquinate da bisogni e da patologie. La parafrenia con i suoi deliri cronici che mai però debordano verso il bilico e il vuoto della schizofrenia può dunque essere interpretata come un momento di contatto con elementi “transpersonali”, seppure attraverso il “medium” distorto e negativamente ricettivo di un inconscio inferiore inquinato e segnato da traumi di diversa natura.
Le manifestazioni saranno allora patologiche e la parafrenia assumerà i contorni del fantastico e del confabulatorio. Nei casi più eclatanti il paziente può mostrare facoltà parapsicologiche non dominate, fenomeni di xenoglossia o, quando si ha a che fare con energie sessuali non dominate e inconsce, fenomeni di poltergeist (questi ultimi, in particolare durante la fase adolescenziale). Questo è il motivo, pertanto, che induce a considerare con estrema importanza la fase di anamnesi dell’inconscio inferiore per non incorrere poi nel pericolo che la coscienza sia invasa o pre-occupata da bisogni e patologie che prendono il posto di un vero processo evolutivo.
E’a questo punto che certi modelli di interpretazione messi a punto in campo parapsicologico possono essere utili per meglio chiarire ed allargare l’orizzonte della riflessione. Vanno in crisi, in seguito ad un’attenta analisi, fenomeni quali la telepatia e la xenoglossia e l’idea di individualità singola e di psichismo separati e discreti a favore di un modello nel quale organismo, ambiente e inconscio collettivo costituiscono un’unica struttura. La telepatia può, alla luce di queste considerazioni, venire spiegata come una possibile forma di comunicazione tra inconsci che, in fondo, non hanno che un’origine comune. Inconsci che affondano le radici in una materia antichissima e comune. E lo stesso può essere detto della xenoglossia. I meccanismi regressivi che si scatenano in tali circostanze sembrano essere l’indice di un abbandono della sfera dell’individualità e del recupero invece di un antico substrato comune e quindi collettivo. Questo linguaggio dimenticato ci riporta a considerazioni già più volte portate avanti in altre sedi.
Il movimento che si persegue, anche nella normale pratica psicoterapeutica, appare quello di una relativizzazione che, accompagnata ad un rinforzo dell’Io, conduca verso il recupero di quel terreno comune che appartiene a tutti. In fondo, se lo si osserva da un punto di vista logico “comune”, la questione può apparire paradossale. La psicologia del profondo richiede, come già detto, uno scandaglio il più possibile approfondito dell’inconscio inferiore. Solo così appare possibile aprire il campo al terreno comune – leggi transpersonale – lasciare che sia il trascendente a manifestarsi attraverso la personalità dell’individuo. Eppure, al contempo, è necessario lavorare al livello dell’Io, rinforzandolo nella spicciola e quotidiana fatica di esistere. Ma in questo doppio movimento che agisce dal profondo e dalla superficie, dall’ individualizzazione alla relativizzazione, non sta forse quell’ideale coincidenza del sé personale con il Sé transpersonale che fu una delle lezioni più importanti della teoria e della pratica psicosintetica di Assagioli?
Ma torniamo alla questione “parafrenia” e verifichiamo alcuni elementi. Capita molto di frequente che alcuni fenomeni normalmente considerati parapsicologici siano associati a traumi fisici o psichici. È un dato ormai assodato, sperimentato nella comune pratica clinica, che pazienti che hanno subito un forte trauma cranico presentino successivamente ad esso fenomeni paranormali (scopia, visioni dell’aura, eccetera). Lo stesso avviene nelle persone che hanno subito forti traumi psichici.
Un tempo, ad esempio, si riteneva che gli ebefrenici avessero più facoltà paranormali proprio in quanto mancavano di un inconscio medio sufficiente ad agire come filtro.
È importante notare come traumi psichici siano accomunati a quelli fisici per gli effetti che producono. Sembrano condividere una traccia comune lasciata nel corpo del paziente come “segno” indelebile. Vorrei quindi accennare solo brevemente al concetto di “engramma” nel quale mi sembra di potere individuare la traccia comune, il segno lasciato come conseguenza di un trauma sia esso fisico che psichico. Ogni nostro vissuto, spiegano recenti ricerche in campo psichiatrico, sembra lasciare “segni” e tracce “chimiche” nei livelli più profondi della materia cerebrale, i cosiddetti “engrammi”. Ad ogni avvenimento la sua tempesta chimica. Ad ogni tempesta chimica la sua traccia mnestica. Il comportamento dell’individuo nella sua evoluzione sarà costantemente orientato e influenzato da tali “ricordi” incisi e registrati nel profondo. Un forte trauma cerebrale, così come una tempesta chimica di ordine psichico, sembrano dunque in grado di spostare in maniera talvolta critica l’ordine decretato nel comportamento da questi engrammi con le conseguenze di cui sopra (leggi parafrenia). Occorrerà, ma è un argomento che mi riservo di approfondire in altra sede, trovare una forma sottile in grado di agire dolcemente su queste tracce mnestiche di origine traumatica. Solo un fascio energetico sottilissimo (forse la musica nei suoi componenti primari – i suoni, le vibrazioni) sembra in grado di agire in tale senso.
Questa breve digressione per dire come corpo e mente sembrino trovare nella labilità e nell’estrema rarefazione dell’engramma un punto di contatto e fusione. Non è un caso che Assagioli volle definire il proprio pensiero con il termine biopsicosintesi intendendo così considerare allo stesso tempo il soma, la psiche, l’anima e lo spirito.
Concludendo si può dunque affermare che i fenomeni che sembrano paranormali possono, mediante una terapia adeguata, essere inquadrati all’interno di un sistema di riferimento perfettamente comprensibile e “normale”. Si può persino aggiungere che tali fenomeni, qualora siano presenti in psicoterapeuti con leggere caratteristiche di sub-personalità schizoide, possano essere d’aiuto nella pratica. Permettono, infatti, illuminazioni estremamente efficaci e terapeutiche in grado di fare compiere “salti” necessari e altrimenti estremamente faticosi in alcune delle fasi di “stallo” della pratica terapeutica.
L’allucinazione, il delirio parafrenico stanno al posto dell’illuminazione quando l’inconscio non è sano. Ciò che distingue i due aspetti sono i contenuti, spiacevoli o piacevoli, e le emozioni che accompagnano queste esperienze.
Lo stesso può essere detto dell’atto creativo che precede o segue l’illuminazione. Se da un lato lo si può ritenere un atto di volontà, dall’altro prevede anche una forte emozione e dunque, un’azione faticosa ed un disagio fisico. È come se si diventasse il mezzo di qualcosa che intende manifestarsi e lo fa utilizzando la persone, l’individuo anche nella sofferenza (leggi l’autoanalisi di Freud, il processo di individuazione di Jung, l’esperienza del Sé transpersonale di Assagioli).
Lo sforzo terapeutico appare allora, ancora una volta, quello del mutare di segno. Quell’azione che porta, attraverso un lavoro profondo sull’inconscio inferiore e medio del paziente, al fine di permettere la sperimentazione di dimensioni altre, meno “individuali”, più umane e, paradossalmente, di muoversi in direzione del transpersonale.
Permettere una visione creativa” dell’esistenza come un mettersi in ascolto delle energie e delle forze che si muovono e ci muovono attraverso il cosmo. Lavorare sulla quotidianità per ritrovare la profondità fuori dal tempo che fu di Proust, ma anche della descrizione dell’inconscio da parte di Freud.
Per ritrovare quel linguaggio dimenticato cui si faceva cenno prima ed esprimerlo in forma di illuminazione, occorrerà allora “dimenticarsi” della disarmonia che si esprime attraverso le mille varianti del delirio parafrenico ed avviarsi, confortati da un ego ausiliario, verso un’ integrazione armoniosa dell’individuo e degli universi che lo circondano.
Parole chiave: parafrenia, parapsicologia, inconscio, transpersonale, psicosintesi.

2008-08-30T12:14:50+02:00 30 Marzo 2000|