CORPO E BIOPSICOSINTESI

Articolo

[Anno I, n° 1. Marzo 2000]

Di Anna Baldini – Massimo Rosselli

Anna Baldini era psicologa e psicoterapeuta della Società Italiana di Psicosintesi Terapeutica; viveva e lavorava a Firenze.
Massimo Rosselli, medico psichiatra e psicoterapeuta, presidente della Società Italiana di Psicosintesi Terapeutica, docente della Scuola di Psicoterapia Psicosintetica SIPT; vive e lavora a Firenze.

The Authors, connecting with Assagioli’s definitions, describe the basics of biopsychosynthesis: the theoretical and pragmatic inclusion of the body in the process of body-mind-transpersonal synthesis. The body represents man’s biopsychospiritual constitution: a structure with entrance, passage and exit (grounding) within the process of transformation. Reference is made to body image and awareness in the evolutionary perspective of the experience of Self or I consciousness in psychosynthesis. A series of techniques and methods are proposed as a framework for biopsychosynthesis in practice.

Relazione tenuta al Convegno della Sezione Toscana della Società Italiana di Medicina Psicosomatica a Firenze nell’anno 1986, pubblicata oggi in ricordo di Anna Baldini.
Qual’ è il significato del corpo nella psicosintesi? Assagioli nel 1966 in una riunione di terapeuti a Londra precisò a questo proposito: “Il vero nome della psicosintesi dovrebbe essere in realtà bio-psicosintesi, al fine di accentuare la inclusione del corpo nella completa sintesi della personalità umana. La continua reciproca interrelazione fra corpo e psiche è già generalmente ammessa. Tutta la medicina psicosomatica è basata su questo. Ma sebbene sia stata riconosciuta e studiata è tuttora ben lungi dall’essere presa in adeguata considerazione tanto dalla medicina generale quanto dalla psicoterapia. Un certo numero di psicoterapeuti non prende in sufficiente considerazione gli aspetti fisici della personalità e le influenze reciproche che hanno luogo tra questi e le altre funzioni psicologiche. Un corpo umano sano è un mirabile esempio di bio-psicosintesi, è una sintesi armonica di molte diverse ed antagoniste funzioni. Così il funzionamento del corpo può analogicamente illustrare quello della psiche. E dal fatto della duplice azione del corpo sulla mente e della mente sul corpo, si dovrebbe ovviamente dedurre: lavoriamo da entrambi i lati. Pure questa semplice applicazione di buon senso viene generalmente ignorata”.

Queste affermazioni che dopo più di trenta anni appaiono quasi ovvie, vero-similmente riconoscibili almeno in buona parte nella prassi di molti psicoterapeuti attuali nell’approccio psicosomatico (Assagioli fu uno dei fondatori della Società Italiana di Medicina Psicosomatica), hanno allora precorso i tempi di successivi sviluppi e rappresentato comunque per noi, che da anni lavoriamo nella psicosintesi, una cornice di riferimento aperta in cui inserire, nello specifico psicosintetico, l’unità e la dialettica mente-corpo in una continua ricerca metodologica e applicativa.

Avvicinarsi al corpo nella prassi psicosintetica significa quindi considerarlo nella sua piena “soggettività” e “copresenza” nel processo espressivo e realizzativo di sé e non solo e tanto come oggetto di cause che risiedono altrove. In questo senso biopsicosintesi significa anche entrare nella complessità e nel mistero del “bios”. Ciò comprende nella sua “densità” vari livelli e angoli di visuale che vanno dal somatico-biologico all’energetico, dall’esperienza del corpo vissuto al corpo-memoria della nostra storia, dal corpo relazionale a quello sociale, dal corpo simbolo-metaforico a quello analogico compartecipe dello psichico, ecc. Questi molteplici modi di lettura del corpo privilegiati a secondo dello stile del terapeuta, delle persone, del rapporto instaurato e delle diverse situazioni, potranno essere di volta in volta tutti possibili nella psicosintesi. Proprio come i molteplici modi di decodificazione della vita psichica fanno sentire l’esigenza di una visione sintetica che l’inserisca nell’unicità e originalità dell’esistenza di ogni persona.

Ecco perché poniamo come ipotesi di lavoro e di riflessione aperta su di essa la biopsicosintesi, non come una delle definizioni assagioliane di interesse storico, ma come realtà attuale e attuabile per la sua capacità di interpretare i fenomeni umani, costruire modelli rappresentativi, proporre tecniche terapeutiche e formativo-educative nuove e/o riproporre le già note, alla luce di una possibile integrazione col corpo. Poiché pensiamo che la psicosintesi non si identifica con un insieme di tecniche ed esercizi, ma come una modalità di approccio e una cornice di riferimento, invitiamo a considerare la biopsicosintesi non come una particolare specialistica branca della psicosintesi stessa, ma come quest’ultima rivisitata, nel senso di un processo verso una sintesi esplicita e metodologicamente realizzabile di corpo-mente-transpersonale.

In psicosintesi il corpo si può considerare un luogo fisico ed energetico nel tempo-spazio in cui c’è tutto quello illustrato da Assagioli come costituzione biopsicospirituale dell’uomo: il passato, il presente e il futuro, le funzioni psichiche, il Sé. Possiamo avvicinarci al corpo come alla realtà più concreta, la realtà prima, con la quale entrare in contatto e con cui procedere verso un graduale percorso di consapevolezza, trasformazione e realizzazione di sé.

Talvolta il corpo potrà essere maggiormente la via d’accesso all’essere umano, talvolta prevalentemente un passaggio successivo ad un lavoro più direttamente mentale (pur nella consapevolezza della copresenza dei livelli anche se apparentemente silenziosi), talvolta una indispensabile modalità di ancoraggio (“grounding”) di quanto sperimentato interiormente. Quello che ci interessa infatti è la sintesi comunque dei livelli.

Se il processo psicosintetico tende alla progressiva integrazione armonica della personalità intorno al Sé, appare comunque necessario, anche se con modi e tempi diversi, il passaggio attraverso l’identificazione col corpo (essere il corpo) quale parziale centro unificatore, intendendo così la vera riappropriazione del corpo da parte dello stesso Sé, ulteriore centro unificatore.

Risvegliarsi alla coscienza corporea facilita spesso una esperienza regressiva, che anche nella prassi psicosintetica è ritenuta importante per entrare in contatto con contenuti ed esperienze significative. In fondo la regressione attraverso il corpo la possiamo considerare con una doppia visuale: da un lato come una destrutturazione che dà voce al corpo-memoria della nostra storia, con le sue esperienze primarie rivissute spesso catarticamente, da un altro lato come un ritorno alle radici, alle origini in cui il corpo e tutto l’essere è risvegliato nella sua vitalità dimenticata e latente, riscoprendo o scoprendo per la prima volta l’antica saggezza del corpo. In senso psicosintetico, per quanto detto finora, non possiamo vedere il corpo solo in senso regressivo né collegato soltanto alla sfera emotiva ad esempio, ma lo consideriamo come il terminale rappresentativo dell’insieme del nostro essere, per cui il risveglio della coscienza corporea è come fare l’inventario di ciò che esiste, per poi procedere verso scoperte e attuazioni delle potenzialità che sono in noi. In particolare, a proposito di consapevolezza corporea riprendiamo quanto proposto da Schilder ossia che: “Lo schema corporeo rappresenta la costante conoscenza psichica del proprio corpo; la immagine somatica è la mutevole rappresentazione del corpo nell’anima; attraverso tutti i cambiamenti dell’Io somatico è la sensazione continua del proprio corpo. Schema, Immagine e Io, tutti e tre, sono in sé stessi fenomeni non somatici, bensì psichici”. Per la nostra esperienza, mentre l’Io somatico esprime la percezione sensoriale del proprio corpo (attraverso la sensazione) lo schema corporeo (secondo Schilder) esprime l’esperienza mentale del corpo (attraverso emozioni, sentimenti, immagini, pensieri ecc…). L’osservatore, invece, arriva ad una rappresentazione del corpo che va oltre le distorsioni percettive dei precedenti momenti conoscitivi, conducendo ad una prima integrazione mente-corpo. In questo senso intendiamo riformulare la definizione di immagine corporea secondo la biopsicosintesi.

Rappresentiamo questi tre momenti con un triangolo per meglio esprimere il grado di sviluppo della coscienza, quello che conduce all’attuazione dell’osservatore (o Sé personale o Io) (Fig. 1).

Se le polarità del corpo e della mente si incontrano in una prima integrazione nell’attuazione del Sé personale, quest’ultimo trova un’ulteriore espressione armonica nella realizzazione del Sé transpersonale, mèta del processo di biopsicosintesi, in cui anche il corpo trova la sua parte, la sua forma. Rappresentiamo questo con il seguente diagramma (Fig. 2).

A questo punto sottolineiamo che per tecniche corporee in biopsicosintesi intendiamo da un lato esercizi fisici non separati dall’elaborazione psichica e da verbalizzazioni che conferiscano senso all’esperienza, dall’altro la partecipazione del corpo a tutte quelle tecniche che Assagioli espone nel suo libro Principi e Metodi della Psicosintesi Terapeutica e successivi Autori propongono.

Con la parola “contatto” riassumiamo la nota fondamentale di tali tecniche. Contatto che possiamo leggere come: presenza, partecipazione, essere con se stessi e con l’altro. Contatto che riguarda sia la fisicità del tatto che le altre sensazioni. Una sensibilità che fa parte inoltre dei processi di identificazione ed empatia nel rapporto, in una progressiva apertura e integrazione di corpo-mente-transpersonale.

Per ristabilire questo “contatto” usiamo tra le altre – sia individualmente che in gruppo – tecniche che comportano: movimento e danza; posizioni; uso del suono e della voce; massaggio; allenamento delle percezioni sensoriali; respirazione; osservazione (interna ed esterna, degli atteggiamenti fisici, emotivi e mentali); la identificazione-disidentificazione; il rilassamento e la distensione; la meditazione; in particolare vengono utilizzate funzioni psichiche quali: l’immaginazione, la sensazione, l’intuizione, la volontà, il sentimento (riapertura della sensibilità del cuore).

È impossibile, nei limiti della presente esposizione, dare una esauriente esemplificazione delle esperienze a mediazione corporea in senso psicosintetico. Sottolineiamo, comunque, che le varie tecniche usate acquistano un senso specifico nell’approccio della psicosintesi tendente ad integrare consapevolezza e strutturazione della personalità e a sintetizzare livelli di coscienza, funzioni ed esperienze diverse, nonché gli strumenti impiegati per promuovere tale processo di crescita.

Quale esempio paradigmatico, anche se solo indicativo, di questa modalità di approccio, ci appare l’uso attivo del simbolo, come visualizzazione guidata sia in un contesto individuale che di gruppo. Alcune di queste immagini, proposte in una certa forma, come la seguente, sono particolarmente evocatrici e rappresentative di un lavoro di integrazione corpo-mente: “Immaginiamo di essere un albero. Immaginiamo di respirare dalla terra verso il cielo e dal cielo verso la terra. Immaginiamo che ad ogni espirazione verso la terra, delle piccole radici incominciano a spuntare sotto i nostri piedi. Radici che diventano sempre più lunghe, scendono sempre più in profondità, fino al centro della terra. Immaginiamo che attraverso di esse la linfa vitale che prendiamo dalla terra, dai sassi, dai corsi di acqua pura, salga attraverso il respiro in tutto il nostro corpo. Immaginiamo e sentiamo il calore che dalla terra sale e percorre tutto il corpo. Il tronco del nostro albero termina all’altezza del diaframma e da qui iniziano i rami e le foglie che si protendono verso il cielo sereno. Adesso immaginiamo che nel cielo, sopra la nostra testa, ci sia un bel sole splendente che ci invia i suoi raggi di calore e di luce. Sentiamo questo calore e questa luce pervadere ogni cellula del nostro corpo, del nostro essere. Attraverso l’espirazione scendono fin dentro la terra. Sentiamo che queste energie, quella della terra e quella del sole si incontrano in un punto del nostro corpo, all’altezza del diaframma. Continuiamo a respirare e lasciamo che queste energie si incontrino dentro di noi e si diffondano intorno a noi…

Sempre a proposito delle modalità tecniche, vogliamo rilevare secondo la nostra esperienza, una differenza sottile, ma sostanziale, tra rilassamento e distensione. Il rilassamento produce l’acquietamento del corpo-mente, la sua armonizzazione, e può essere a sua volta un mezzo per giungere alla distensione. Distensione che è uno stato di coscienza particolare in cui l’acquietamento del fisico, dell’emotivo e del mentale non conduce alla passività, come nel rilassamento, ma ad una lucida ricettività, attraverso cui è possibile entrare in contatto con la parte transpersonale di se stessi.

Infine sottolineiamo l’importanza data nel nostro lavoro alla respirazione. In un primo momento essa è mezzo di contatto con le proprie emozioni per diventare poi ponte tra corpo-mente-transpersonale. Le varie tecniche respiratorie non vanno assunte come fini, ma come mezzi per ritrovare il proprio ritmo respiratorio, che una volta ritrovato, creerà la tendenza a mantenerlo, e anche se gli avvenimenti della vita faranno si che si interrompa di nuovo, sarà comunque sempre più facile ritrovarlo. Si tratta in fondo di imparare a entrare sempre più in contatto con noi stessi quali “esseri respiranti”. Esiste una intelligenza e una saggezza del corpo-mente per cui, una volta risvegliati a questa saggezza e intelligenza, il corpo sa ritrovare il proprio ritmo anche quando lo ha momentaneamente smarrito.
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Parole chiave: bio-psicosintesi, corpo.

2008-08-30T12:20:24+02:00 30 Marzo 2000|